Hulk: recensione

di Pietro Ferraro 7

Bruce Banner (Eric Bana) è un brillante ed introverso scienziato che sta lavorando per l’esercito ad una innovativa tecnica di rigenerazione dei tessuti attraverso l’utilizzo dei raggi gamma, il suo procedimento purtroppo ancora non funziona correttamente, a queste difficoltà si aggiunge anche il problema della sua ex-fidanzata Betty Ross (Jennifer Connelly) che laora al suo fianco e che lui ancora ama.

Un incidente nel suo laboratorio che lo vede direttamente coinvolto, lo espone ad una dose mortale di raggi gamma, ma Banner misteriosamente non muore, anzi scopre che nel suo DNA qualcosa è stato modificato e ad ogni scoppio d’ira lo scienziato si trasforma in un gigantesco ed iroso energumeno verde dalla forza sovrumana, questo suo lato animalesco si rivelerà ben presto incontrollabile.

Così Banner si dovrà difendere dall’esercito che lo vuole trasformare in un arma, e dal suo stesso padre ormai folle, che inconsapevolmente gli ha trasmesso un suo gene modificato…

la Marvel continua le sue trasposizioni adulte da cinefumetto, stavolta affida il gigante verde ad un regista dalla forte impronta autoriale, il taiwanese Ang Lee che nel curriculum sfoggia titoli come La tigre e il dragone e I segreti di Brokeback Mountain.

Forse la scelta di Lee non è stata proprio la migliore, specifichiamo, il film è di un’eleganza e di uno spesssore notevoli, i personaggi sono tratteggiati con attenzione, molto spazio alle emozioni, non tralasciando gli effetti speciali, che per il sottoscritto rasentano il granadioso, Hulk è un gran film , ma pecca di prolissità e mancanza di ritmo che per un cinefumetto è un grosso tallone d’Achille.

Ang Lee si allontana decisamente e consapevolmente dalla serie tv per accostarsi in toto al fumetto che omaggia in piu di un’occasione con bellissime inquadrature a finestra multipla che richiamano le tavole del fumetto originale, un cast stratosferico, un’intensa Jennifer Connelly e un grande Nick Nolte affiancano un adeguato e partecipe Eric Bana.

Rimane comunque una palese mancanza di ritmo che mina in parte il pregevole lavoro fatto, l’aria da tragedia greca, i dialoghi curati ma molte volte ridondanti smorzano le bellissime scene action e la notevole ricercatezza della messinscena. Hulk è un grande cinefumetto d’autore che però in parte manca il bersaglio.

Prova di ciò che diciamo è il cambio di roitta dei produttori con il recente sequel con Edward Norton, decisamente inferiore all’Hulk di Lee, ma che fa decisamente un passo indietro e vira verso la serie tv che ha dato la vera fama al gigante verde della Marvel, e dota la messinscena di una dinamicità superiore al primo film e di una coppia di protagonisti, William Hurt e Tim Roth  che ci regalano delle performance molto fisiche.

Avremmo preferito una via di mezzo, un bel mix tra la tragicità dell’Hulk di Lee e la malinconia da serial condita con action de L’incredibile Hulk del francese Louis Leterrier (Transporter Extreme), comunque fatte queste premesse Hulk resta un ottimo cinefumetto d’autore.

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