Hop, recensione

di Pietro Ferraro 2

C.P. è l’erede di un’attività di famiglia piuttosto insolita e soprattutto importante nel suo tramandare una delle tradizioni pasquali per eccellenza, quella della consegna delle uova e dei dolci tradizionali legati alla festività ai bambini di tutto il mondo.

La maggiore età si avvicina e C.P. dovrà ben presto prendere le redini dell’azienda che il suo orgoglioso padre da tempo immemore dirige, ma C.P. non ha alcuna intenzione di seguire le orme paterne e portare Avanti la tradizione di famiglia, lui è un’aspirante batterista e il suo sogno è sfondare come musicista, il che evidentemente cozza decisamente con le volontà paterne.

C.P. comunque decide di dar retta al suo lato ribelle e fugge dalla fabbrica di famiglia alla volta di Hollywood in cerca di fama e fortuna come nella migliore tradizione del sogno americano formato famiglia, qui incontra Fred (James Marsden) annoiato bamboccione che per alcuni versi è il suo esatto opposto, per altri gli somiglia più di quanto entrambi vogliano ammettere, così superate le prime fisiologiche incomprensioni i due diventeranno grandi amici.

C.P. braccato da alcune conigliette esperte in sicurezza inviate per riportarlo alla residenza paterna, capirà quanto è importante l’amicizia e soprattutto la famiglia quando si troverà di fronte ad una rivolta capitanata dall’insoddisfatto Carlos, un pulcino impiegato nella fabbrica delle uova pasquali che stufo di essere il numero due e di fronte al rifiuto di poter sostituire il latitante C.P. ne imprigiona il padre prendendo il controllo della fabbrica.

Interessante l’idea di miscelare elementi provenienti dall’immaginario infantile di sempre come Babbo Natale piuttosto che la letteraria Fabbrica di cioccolato di Willy Wonka per veicolare un tipico conflitto/confronto a sfondo famigliare con tanto di classiche dinamiche padre/figlio senza dimenticare elementi indispensabili in pellicole indirizzate ad un target infantile come amicizia e sogni da realizzare, il tutto condito da un intrigante mix di animazione al computer e riprese live-action di notevole fattura.

A maneggiare tanto immaginario fantastico il regista Tim Hill che già aveva sperimentato il formato con Garfield-Il film e Alvin Superstar e in questo caso fa un salto di qualità rispetto alla deludente trasferta su grande schermo dei Chipmunks regalando in questa nuova pellicola più spessore immaginifico e dinamismo alla messinscena, confezionando un godibile film per famiglie con un occhio di riguardo per i più piccini con caratterizzazioni deliziose come quelle dei pulcini e un simpatico protagonista che funziona a dovere e porta su schermo un bel pò di energia.

Il film, discutibile doppiaggio a parte, merita senza dubbio una visione a patto che lasciate lo Scrooge assiepato in ogni adulto fuori della sala, che possiate condividere la visione con figli, fratellini e nipoti anche se questa opzione non è indispensabile e infine che amiate le fiabe perchè è di questo che si tratta, Hop è una fiaba a tutto tondo e cercare qualcosa di più in una pellicola di questo tenore o peggio pretendere di più è solo tempo perso.

Note di produzione: nel film ruoli per Russell Brand presto sugli schermi con il remake Arturo, Kaley Cuoco la deliziosa Penny della sit-com The Big Bang Theory e cameo per il David Hasselhoff di Baywatch e per il magnate Hugh Hefner. In versione originale la voce del padre del protagonista è di Hugh Laurie star del medical Dr. House, il protagonista è stato creato da Peter de Sève artista famoso per il suo lavoro sui personaggi de L’era Glaciale.

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