Heat-La sfida, recensione

di Pietro Ferraro 3

In quel di Los Angeles l’esperto in rapine Neil McCauley (Robert De Niro) organizza l’ennesimo colpo ben pianificato, stavolta l’obiettivo è un furgone portavalori che l’uomo assalta con una squadra composta da vecchie conoscenze, Chris Shiherlis (Val Kilmer), Michael Cheritto (Tom Sizemore), Trejo (Danny Trejo) più una new entry, l’instabile cane sciolto Waingro (Kevin Gage).

Sarà proprio Waingro ad uccidere contro gli ordini di McCauley una delle tre guardie di sicurezza che scortano il blindato costringendo McCauley ad ordinare l’esecuzione del resto degli agenti, terminato il colpo Waingro si da alla macchia e McCauley cerca di piazzare il più velocemente possibile le obbligazioni al portatore rubate finendo nel frattempo in un’imboscata da cui riesce fortunosamente ad uscire illeso.

Nel frattempo ad investigare sulla rapina al portavalori e sugli annessi omicidi viene chiamato il veterano della sezione rapine ed omicidi Vincent Hanna (Al Pacino), un tormentato detective dalla vita privata disastrata e con l’intuito e l’esperienza necessari a capire che dietro al colpo si cela un professionista e non la solita banda di rapinatori fuori di testa.

Hanna è un vero segugio e puntata la preda ben presto scopre il prossimo obiettivo di McCauley, purtroppo il suo appostamento per cogliere la banda con le mani nel sacco va in malora perchè anche McCauley è dotato di un istinto sopraffino e intuisce, al momento di penetrare in un deposito di metalli preziosi, che qualcosa non va e abbandona repentinamente la scena lasciando Hanna con un pugno di mosche in mano.

Così mentre Hanna lavora per scoprire il prossimo obiettivo della banda, McCauley pianifica una rapina ad una delle più grandi banche di Los Angeles dove il duello a distanza tra poliziotti e criminali avrà il suo spettacolare quanto necessario epilogo.

Il regista Michael Mann, creatore della serie cult anni ’80 Miami Vice e responsabile del debutto su grande schermo del dr. Hannibal Lecter, a tre anni dall’avventuroso L’ultimo dei Mohicani torna al crime riuscendo a riunire in un film due mostri sacri del calibro di Al Pacino e Robert De Niro, che dai tempi de Il Padrino parte II non apparivano insieme in una pellicola.

Il risultato è un solido e a tratti epico thriller-poliziesco vecchia maniera, il duello a distanza tra i due protagonisti, caratterizzati con raro spessore, ostenta senza remore un cinema di genere crepuscolare fatto di attori e clichè ben rodati, un binomio che su grande schermo sembrava ormai andato perduto tra action fracassoni e thriller pretenziosi e che invece Mann ritrova e rilegge con grande arguzia e capacità visiva, come peraltro ha fatto di recente e con ottimi risultati Ben Affleck con il suo The Town.

Heat-La sfida regala due divi di sempre al prezzo di uno, un cast di caratteristi d’alto profilo, una solida messinscena, un comparto tecnico da Oscar, una sceneggiatura senza sbavature di sorta e alcune sequenze action davvero memorabili, insomma uno di quei film che anche ad anni di distanza è sempre un gran piacere ritrovare.

Note di produzione: la splendida fotografia è curata dall’ italiano Dante Spinotti,  già collaboratore di Mann dai tempi di Manhunter-Frammenti di un omicidio (1986) e che dopo Heat-la sfida tornerà a lavorare con il regista anche nel remake Red Dragon e nel gangster-movie Nemico Pubblico. Il film a fronte di un budget investito di circa 60 milioni di dollari ne incasserà worldwide oltre 187.

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