Griff the Invisible, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro Commenta

Griff (Ryan Kwanten) è un giovane ed introverso impiegato di un call center di assistenza clienti la cui vita si svolge su due piani paralleli, di giorno c’è la routine in ufficio fatta di conversazioni telefoniche e di continue vessazioni da parte di un collega (Toby Schmitz) che non manca occasione di trasformarlo nello zimbello dell’ufficio, ma al calar del sole però le cose cambiano perchè Griff indossata una super-tuta vigila sulla città e interviene ogni qual volta qualcuno abbia bisogno del suo aiuto. Il problema è che in realtà Griff sembra non avere alcun superpotere e a ricordarglielo c’è suo fratello maggiore Tim (Patrick Brammall) che sempre più preoccupato ha paura che questo mondo immaginario creato da Griff come una sorta di protezione prenda una deriva pericolosa.

Griff però non vuole affrontare il mondo reale e continua a rifugiarsi in quella dimensione fantastica in cui non deve aver paura del contatto con la gente, dei loro sguardi e del loro giudizio. Sarà l’incontro con la stralunata e dolcissima Melody (Maeve Dermody) stramba più di lui a creare un’attrazione che diventerà sempre piu forte e a cui il riluttante Griff dovrà per forza cedere, una scintilla amorosa che porterà Griff nel mondo reale, strappandolo dal suo mondo di super-vigilanti e agenzia governative segrete, una situazione che lo costringerà a confrontarsi con l’inevitabile momento di diventare adulti.

Arriva dall’Australia questo nuovo stramboide supereroe senza superpoteri, che sulla scia dei vigilanti politically incorrect di Kick-Ass ci regala un’intrigante ed inedita digressione romance del filone all’insegna del surreale. Il regista esordiente Leon Ford miscela personaggi borderline, come quelli visti nel recente Super con una connotazione fanta-amorosa che ricorda molto le dinamiche di comedy romantiche deliziosamente squinternate come Se mi lasci ti cancello.

Griff the Invisible si rivela una piacevole sorpresa che utilizza la dimensione supereroistica per affrontare problematiche di notevole spessore, come tra l’altro capita sempre più spesso nei cinecomic di ultima generazione. Da segnalare le performance particolarmente efficaci dei due giovani protagonisti, notevole la prova di Kwanten lontana mille miglia dal suo stallone sciupafemmine del serial True Blood e una vera  rivelazione la bellissima Maeve Dermody, che sfoggia quella deliziosa aria da aliena che ha fatto la fortuna di attrici come Zooey Deschanel.

Note di produzione: il film è transitato al Toronto Film Festival 2010 e al Festival di Berlino 2011. Il regista Leon Ford è apparso in veste d’attore nella miniserie The Pacific nei panni del tenente Edward ‘Hillbilly‘ Jones.

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