Ferite Mortali, recensione

di Pietro Ferraro 4

Il detective della polizia di Detroit Orin Boyd (Steven Seagal) ha qualche problema con regolamenti e legiferazione, dai modi spicci e spesso violenti il poliziotto finisce ben presto nella lista nera dei suoi superiori.

I metodi di Boyd proprio non sono apprezzati, così nonostante il recente salvataggio in extremis del Vicepresidente degli Stati Uniti finito nelle mire di un gruppo di terroristi, l’agente verrà comunque trasferito in uno dei distretti più malfamati della città.

Boyd fresco di trasferimento si scontrerà subito con il suo nuovo capitano ex-funzionario degli affari interni, che intuito il carattere problematico dell’uomo lo costringerà a frequentare un corso per la gestione della rabbia, dove Boyd incontrerà il logorroico e attaccabrighe conduttore di talk show Henry Wayne (Tom Arnold), subito conquistato dal manesco compagno di corso.

E’ chiaro che il corso non funzionerà molto, e Boyd ben presto si farà notare, ritrovandosi sulle tracce di alcuni spacciatori di droga, e alle prese con cinque milioni di dollari scomparsi legati ad un traffico d’eroina, e tutta una serie di risse, inseguimenti e scontri a fuoco che non faranno certo la felicità del suo capitano.

Steven Seagal, dopo aver collezionato un paio di flop da grande schermo, i film Delitti nquietanti e The Patriot, e pronto a riciclarsi in eroe action formato direct-to-video, tenta l’ultima carta con il supporto del produttore Joel Silver, provando a rilanciare un’immagine ormai appannata in un modaiolo e patinato action diretto dall’Andrzej Bartkowiak di Romeo non deve morire, adattando un libro dello scrittore John Westermann a cui il film si ispira molto liberamente.

Ferite mortali sfoggia una serie di riuscite sequenze action, una fotografia  ultrapatinata che funziona per buona parte della pellicola e una memorabile colonna sonora hip hop, Seagal affiancato per l’occasione dal rapper DMX sfoggia il suo Aikido e una forma fisica davvero invidiabile, purtroppo siamo nel periodo della Hong Kong mania, e anche in questo film le coreografie dei combattimenti utilizzano molto cavi e imbracature che rendono gli scontri surreali e a tratti davvero sopra le righe, ben poco in sintonia con l’arte marziale e la fisicità di Seagal.

Il film avrà un ottimo riscontro al botteghino e farà ben sperare sia i  produttori che lo stesso Seagal, ma il successivo Infiltrato speciale si rivelerà l’ennesimo flop mettendo in fuga le major, e spingendo Seagal verso una vecchiaia assicurata nelle produzioni low-budget.

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