Festival di Roma 2012 giorno 2: in concorso Alì ha gli occhi azzurri, evento speciale Mental

di Pietro Ferraro 1

Seconda giornata al Festival internazionale del film di Roma 2012, oggi debuttano i film della sezione Prospettive Italia che sarà inaugurata da Carlo! film-ritratto sull’attore e regista Carlo Verdone, mentre per il concorso internazionale oggi è il turno dell’italiano Alì ha gli occhi azzurri e del francese Main Dans La Main.

Per gli eventi speciali nel pomeriggio proiezione di Steekspel di Paul Verhoeven e incontro con il regista e in serata anteprima fuori concorso per l’australiano Mental di PJ Hogan.

ALI’ HA GLI OCCHI AZZURRI di Paolo Giovannesi

Ostia, periferia e lungomare di Roma, inverno. Due ragazzi di sedici anni, alle otto del mattino, rubano un motorino, rapinano un negozio e alle nove entrano a scuola. Nader è egiziano ma è nato a Roma, Stefano è italiano ed è il suo migliore amico. Anche Brigitte, la fidanzata di Nader, è italiana, ma proprio per questo i genitori del ragazzo sono contrari al loro amore. Nader scappa allora di casa. Il film racconta una settimana della vita di un adolescente che prova a sovvertire i valori della propria famiglia. In bilico tra l’essere arabo o italiano, coraggioso e innamorato, come il protagonista di una fiaba contemporanea, Nader dovrà sopportare il freddo, la solitudine, la strada, la fame e la paura, la fuga dai nemici e la perdita dell’amicizia, per tentare di comprendere la propria identità.

«Il punto di partenza di questo lavoro è stato proprio il conflitto che Nader vive, come essere umano, prima di diventare personaggio: l’amore per una ragazza italiana, vissuto quasi in clandestinità, contro il divieto dei propri genitori e della propria cultura (haram – quello che l’islam considera proibito). Per sfiorare la verità abbiamo messo in scena quel conflitto con Hosny e Fatima, i reali genitori di Nader, e con Brigitte, la ragazza di cui è davvero innamorato, grazie ad una generosa disponibilità da parte loro ad una delicata auto-rappresentazione. Protagonista del film è anche Ostia, il lido di Roma, la spiaggia d’inverno, un territorio per sua natura più multietnico della capitale. Quasi tutto è raccontato attraverso il punto di vista di Nader: la posizione della macchina da presa è determinata dal suo sguardo, dal suo corpo e dalle sue azioni, in un pedinamento continuo e dinamico. Ma non c’è soluzione al conflitto che Nader porta dentro, tra amore e proibizione, tra la cultura di adozione e quella di appartenenza: resta solo la coscienza e la ricchezza della propria contraddizione. [Paolo Govannesi]

MAIN DANS LA MAIN di Valérie Donzelli

Hélène e Joachim non potrebbero essere più diversi. Hélène è altezzosa e dirige la prestigiosa scuola di danza dell’Opéra Garnier. Joachim lavora in una ditta di specchi di provincia, va in skateboard e ha una sorella ossessionata dal ballo. Quando le loro strade si incontrano, qualcosa li travolge. Una strana forza si impadronisce di loro, al punto che, senza capire come né perché, non possono più separarsi. È fisicamente impossibile. Se uno dei due si sposta, l’altra lo segue; se la secondo si ferma, il primo torna indietro e la raggiunge. È come se, contro la loro volontà, Hélène e Joachim avessero iniziato a ballare il valzer in un duetto infernale. Perché, anche se ancora non lo sanno, sono fatti per amarsi e per ballare insieme.

«Mains dans la main è un film in movimento: il movimento dei corpi e delle vite dei personaggi. È la storia di un incontro e di una separazione, di un inizio e di
una perdita… una commedia fisica, burlesca, ma anche un film profondo. Mains dans la main parla dei legami che uniscono le persone, di come ci si unisce e ci si lascia andare, e di come trovare il giusto equilibrio. [Valérie Donzelli]

CARLO! di Gianfranco Giagni e Fabio Ferzetti

Il cinema di Carlo Verdone visto da dentro. Gli attori, le attrici, i collaboratori, gli amici, la famiglia, le strade e le voci di Roma, il gioco infinito di riflessi da cui nascono personaggi, caratteri, storie. Ma anche la tecnica, la capacità di osservazione, l’uso del corpo e della voce, la nascita e la psicologia dei personaggi maschili, il rapporto complicato con quelli femminili. E poi i film e gli attori di riferimento, il rapporto con il pubblico, la casa in cui è cresciuto, l’importanza della figura paterna, gli studi al Centro Sperimentale, una formazione che abbraccia l’underground e lo Sceicco bianco, Sergio Leone e Pietro Germi, Alberto Sordi e Jack Lemmon.

STEEKSPEL di Paul Verhoeven

Un intrico di bugie e tradimenti. Il fulcro della vicenda è Remco, magnate immobiliare guidato da una passione divorante per le donne. Durante la festa per il suo cinquantesimo compleanno, organizzata dalla moglie Ineke, Remco mette in mostra gli aspetti più deteriori del suo carattere. Intanto Wim e Fred, i suoi soci, complottano per far scoppiare uno scandalo e metterlo con le spalle al muro. Come se non bastasse, Merel, sua amante e migliore amica della figlia, si presenta alla festa non invitata. Come se ancora non bastasse anche Nadja, la precedente amante di Remco, fa il suo ingresso priva di un biglietto d’invito ma incinta.

Questo è stato davvero un progetto speciale: girare un film concepito dal pubblico. Gli elementi cruciali del processo filmico sono stati determinati da quelli che chiamiamo “users”. Anzitutto la sceneggiatura – con diversi colpi di scena – ma anche parti della scenografia, la musica, le immagini e le locandine sono state ispirate dalle loro proposte e il mio storyboard è stato pesantemente influenzato dai film che gli “users” hanno pensato usando la mia stessa sceneggiatura. Per me, come regista, questa è stata davvero un’inusuale e innovativa esperienza. Spesso difficile, per lo più divertente e sempre creativa, sono stato costretto a reinventarmi mettendo da parte molto di quanto imparato sulla regia. Questo progetto “user generated” è stato per me un processo di ringiovanimento. [Paul Verhoeven]

MENTAL di PJ Hogan

La storia di Mental è ispirata a un personaggio della mia infanzia, una donna straordinaria che è entrata a far parte della famiglia Hogan quando avevo 12 anni. Mia madre ebbe un esaurimento nervoso e fu ricoverata in ospedale. Io fui tenuto all’oscuro di tutto. Un giorno tornammo a casa e scoprimmo che era andata via senza alcuna spiegazione. Mio padre, che non aveva molto
tempo per noi, non aveva idea di come tirare avanti da solo con cinque figli. Fu così che caricò un’autostoppista e la assunse come tata. Ricordo il giorno in cui tornai a casa da scuola e trovai questa sconosciuta che, seduta nel nostro salotto disordinato, rollava una sigaretta. Ancora oggi credo che mia madre non fosse pazza, credo piuttosto che sia stata maltrattata, al contrario di Shaz, che non è stata bistrattata da nessuno. Su questi tratti significativi mi sono basato per i personaggi di Shaz e Shirley. Un altro elemento della storia ispirato ai miei ricordi familiari è il museo degli squali dove lavora Coral Moochmore. Mia sorella Helena lavorava in un posto simile a Sidney. Quando le chiedevo se c’erano problemi, mi rispondeva: «stare seduta tutti i giorni davanti a questi squali morti che mi osservano mi fa diventare pazza». La storia di Helena ha ispirato il personaggio di Trevor e il titolo del film. [PJ Hogan]

 

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