Don Camillo monsignore…ma non troppo, recensione

di Pietro Ferraro 4

I due nemici/amici più famosi di Brescello hanno intrapreso strade e carriere diverse, mentre Peppone (Gino Cervi) eletto senatore si appresta a militare nella politica d’alto bordo, Don Camillo (Fernandel) ha ricevuto una promozione diventando monsignore.

I due però, nonostante siano ormai delle personalità, non hanno per nulla abbandonato la loro veracità e le loro controversioe politico/religiose mentre a Brescello impazza la diatriba sulla mancata costruzione di un cappella in favore di una Casa del popolo.

I due torneranno in paese e ricominceranno i piccoli screzi e gli scontri sul come e quanto applicare politica e religione nella vita quotidiana dei compaesani, tra questi conflitti anche la celebrazione del matrimonio del figlio di Peppone.

Comunque i due a prescindere dalle differenti vedute dovranno fare buon viso a cattivo gioco, rispettare le nuove cariche ricoperte e comportarsi di conseguenza, unendo gli sforzi perchè a Brescello torni finalmente la quiete…ma non troppo.

Don camillo… mosignore ma non troppo è il quarto episodio della saga tratta dalle opere di Giovanni Guareschi, a cinque anni da Don Camillo e l’onorevole peppone torna Carmine Gallone dietro la macchina da presa per un nuovo  capitolo della saga, che nonostante qualche fisiologica caduta di tono resta sempre un gran bel vedere, atmosfere e seuggestioni restano forti e l’efficacia dell’accoppiata alla Totò e Peppino resta immutata.

Politica e religione fanno da spassosa scintilla per una coppia di protagonisti che solo all’apparenza sembrano aver raggiunto un equilibrio e seppellito l’ascia di guerra, perchè basterà l’aria frizzante della loro cittadina e una nuova serie di decisioni che li metteranno a confronto, per risvegliare i due militanti solo sopiti, che si lanceranno nell’ennesima e sempre spassosa serie di ripicche in un crescendo battibeccare e punzecchiarsi, ma rivelando sempre un affetto reciproco sempre ben percettibile.

Don camillo monsignore… ma non troppo resta un perfetto esempio di commedia all’italiana basata si sui conflitti, ma dal mesaggio oltremodo rassicurante e che racconta e tratteggia un Italia di provincia ricca di suggestioni che non può mancare, anche a chi come noi  l’ha vissuta attraverso i racconti e gli aneddoti dei propri nonni, di suscitare un pò di sana malinconia.

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