Dalla Cina con passione

di Enzo Mauri Commenta

Il cinema cinese gode di una lunga tradizione che affonda le sue radici alla fine del 19mo secolo, quando le prime “ombre elettriche”, così venivano chiamate, vennero proiettate per la prima volta a Shangai. La tumultuosa storia di questo immenso Paese non mancò di influenzare la produzione cinematografica degli anni successivi, quando le pellicole assunsero connotati patriottici e propagandistici, pur non trascurando l’ispirazione data dalla corrente hollywoodiana e sovietica.

L’occupazione giapponese di Shanghai avvenuta nel 1937 interruppe di fatto l’epoca d’oro delle pellicole cinesi, tornò comunque agli antichi splendori nel dopoguerra, poi il comunismo rese il cinema uno strumento di informazione e propaganda nei confronti delle masse contadine, eludendo possibili contaminazioni dall’estero con l’importazione di soli prodotti sovietici.

Negli anni ’70 si ebbe nelle sale di casa nostra e non solo l’invasione di film basati sulle arti marziali, ma che in realtà venivano realizzati non dalla Repubblica Popolare ma da Taiwan e Hong Kong non ancora possedimento di Pechino, influenzando di fatto il nuovo cinema cinese, opera di registi formatisi negli Stati Uniti e in Europa: una corrente innovativa che passando da Taiwan raggiunse finalmente la Cina continentale nel 1984 grazie alle pellicole Tudi (1984) di Chen Kaige, Daoma Zei (1986) di Tian Zhuangzhuang e Sorgo rosso (1987) di Zhang Yimou.


Da questo momento le produzioni cinesi iniziarono ad avere una rilevanza internazionale, con il contributo di maestri del calibro di John Woo, i cui lavori servirono ad ispirare le pellicole di giovani registi occidentali come Quentin Tarantino.

Gli anni ’90 con l’apporto di film come come Ju Dou (1990), Lanterne rosse (1991), La storia di Qiu Ju (1992) di Zhang Yimou, con l’attrice Gong Li e poi Lan Fengzheng (1993) di Tian Zhuangzhuang, Il banchetto di nozze (1993) di Ang Lee, Addio mia concubina (1993) di Chen Kaige, determinarono la totale consacrazione del cinema cinese sulla scena internazionale.Tra gli esponenti di spicco dell’attuale cinematografia cinese emerge Wayne Wang, divenuto celebre in Europa con Smoke (1995) e Blue in the face (1995), e nel 1997 con il film Chinese Box. Mentre personaggio di punta nel cinema di Hong Kong contemporaneo è il regista Wong Kar-Wai, autore di successi internazionali come Hong Kong Express (1994), Angeli perduti (1995) e Happy Together (1997), Palma d’Oro per la miglior regia al Festival del cinema di Cannes, per proseguire poi con In the Mood for Love (2000) e 2046 (2004).

Taiwanese è invece Tsai Ming-Liang, regista di Vive l’amour (1994), pellicola vincitrice del Leone d’Oro a Venezia, Il fiume (1997), Il buco (1998), Che ora è laggiù? (2001), Il gusto dell’anguria (2004), I Don’t Want to Sleep Alone (2006).

La Mostra del Cinema di Venezia, ha contribuito non poco di recente all’affermazione delle pellicole cinesi, con l’assegnazione del Leone d’Oro per il miglior film a Non uno di meno (1999) di Zhang Yimou e a Still Life (2006) di Jia Zhang-Ke e del Premio speciale per la regia al giovane cineasta Yuan Zhang, autore di Diciassette anni (1999), film coprodotto dall’italiana Fabrica.

Da non dimenticare l’affermazione di La tigre e il dragone (2000) di Ang Lee, kolossal storico ambientato durante la dinastia Ching che si è aggiudicato quattro premi Oscar, tra cui quello per il miglior film straniero. Tra le pellicole più recenti distribuite anche in Occidente ricordiamo Le biciclette di Pechino (2001) di Wang Xiaoshuai, Pesce ed elefante (2001) di Li Yu, Incrocio d’amore (2002) di Chin-Yen, Together With You (2003) di Chen Kaige, Balzac e la piccola sarta cinese (2004) di Dai Sijie, Shanghai Dream (2005) di Wang Xiao oltre al kolossal Hero, film più costoso nella storia della Cina, girato dal regista Zhang Ymou uscito in patria nel 2002 in Europa nel 2004.

Fra le ultime produzioni di marca cinese edite dalla Milkway Image, nota factory del regista di Hong Kong, Johnnie To c’è Sparrow commedia musicale che racconta la storia di quattro borseggiatori e di un’enigmatica signora e Tactical Unit – The Code, pilot di una futura serie televisiva poliziesca sempre prodotta da To.

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