Colombiana, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 2

Bogotà Colombia, la piccola Cataleya (Zoe Saldana) assiste impotente all’omicidio dei suoi genitori e, divenuta custode di un segreto che potrebbe costare la libertà al boss Don Luis (Beto Benites), sfugge agli assassini dei suoi genitori capeggiati dallo spietato Marcos (Jordì Molla), braccio destro del boss. Raggiunta l’ambasciata americana Cataleya consegnerà le preziose informazioni e si guadagnerà un ingresso negli Stati Uniti, dove ad attenderla ci sarò lo zio Emilio (Cliff Curtis), un criminale che ha perso il figlio e che proverà a convincerla a studiare e ad aspirare ad una vita normale.

Cataleya però, se all’inizio seguirà il consiglio dello zio rispetto al bisogno una solida istruzione, col tempo deciderà di intraprendere la professione di killer prezzolato e con gli insegnamenti del padre, l’addestramento dello zio e dotata da Madre Natura di una bellezza disarmante, Cataleya si trasformerà in pochi anni in una letale e certosina macchina per uccidere, intraprendendo nel frattempo una storia d’amore all’insegna del fugace e piena di segreti vissuta con il pittore Danny Delanay (Michael Vartan).

Quello che lo zio di Cataleya non sa è che la nipote non ha affatto dimenticato chi ha massacrato i suoi genitori e nel pieno spirito del detto la vendetta è un piatto che va servito freddo la ragazza ha cominciato a disseminare cadaveri che portano la sua firma, 23 corpi che condurranno Cataleya sempre più vicino alla sua vendetta, ma a metterle i bastoni tra le ruote ci penserà un agente speciale dell’FBI (Lennie James) e il consueto agente deviato della CIA che ha stipulato un patto proprio con l’odiato boss Don Luis.

L’accoppiata Olivier Megaton regista e Luc Besson produttore/sceneggiatore si riunisce dopo la terza puntata del franchise Transporter per portare a termine un progetto che Besson aveva nel cassetto dai tempi del cult Léon, un sequel che avrebbe dovuto vedere Natalie Portman in versione killer e che dopo anni di stallo e numerosi rimaneggiamenti ha preso le sembianze del revenge-movie e le sinuose fattezze della fascinosa Zoe Saldana già apprezzata in veste action sia in Avatar che nel buon The Losers.

Colombiana a conti fatti intrattiene piacevolmente, ma il fatto che sembri una versione al femminile di Léon ne inficia in parte l’efficacia, infatti il film ripercorre narrativamente tutte le tappe del classico con Jean Reno con qualche eccesso di déjà vu che rende  il film di Megaton oltremodo prevedibile, idem per le sequenze action che sono centellinate e si limitano a tappe ben cadenzate dall’incipit in stile parkour, che ricorda in maniera piuttosto vistosa alcune scene di Fast and Furious 5 al finale fracassone, dove tonnellate di piombo e scontri a fuoco alla John Woo ci accompagnato senza sorprese fino ai titoli di coda.

Colombiana è senza dubbio un film capace di intrattenere con la furbizia tipica degli action made in Hollywood, un’eleganza visiva che ritroviamo sempre in tutti i protetti della scuderia Besson e una protagonista tanto bella quanto minuta, che nonostante qualche limite in credibilità, alla fine mette in campo talento, carisma e una fisicità virati al femminile che Megaton riesce a volorizzare al meglio. Insomma un buon film, piuttosto dinamico, ma senza quel quid che ne avrebbe potuto fare un piccolo cult del genere, ma dopotutto non c’è Besson alla regia e in questo senso il pupillo Megaton, pur non superando il maestro dimostra una mano piuttosto sicura.

Note di produzione: Luc Besson e Olivier Megaton torneranno a collaborare per il sequel di Io vi troverò con protagonista Liam Neeson, Besson è andato incontro alle ire dei colombiani che hanno ritenuto il film diffamatorio nei confronti della loro nazione, Besson ha scritto la sceneggiatura in tandem con Robert Mark Kamen collaboratore di lunga data con cui il regista francese ha scritto Il quinto elemento, Léon e la trilogia Transporter.

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