C’era una volta in Anatolia, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 1

Nel corso di un’interminabile nottata tre vetture trasportano un piccolo gruppo di uomini, composto da un commissario (Yılmaz Erdoğan) e alcuni poliziotti, un medico (Muhammet Uzuner), un procuratore (Taner Birsele) e due fratelli sospettati di omicidio. Le vetture viaggiano nei dintorni rurali della città anatolica di Keskin, in cerca di un cadavere sepolto. Kenan (Fırat Tanış), uno dei sospetti al momento del delitto era ubriaco e non riesce a ricordare dove lui e suo fratello hanno sepolto il corpo. dopo una lunga ricerca che culminerà all’alba la vittima verrà rinvenuta e inizierà la riesumazione alla presenza delle autorità e del medico che dovrà accertare la causa della morte…

Il regista turco Nuri Bilge Ceylan dopo il premio per la miglior regia ricevuto al Festival di Cannes 2008 con Le tre scimmie bissa nel 2011 con C’era una volta in Anatolia mettendo in mostra ancora una volta con risultati sorprendenti le sue grandi capacità registiche.

Ceylan approccia un anomalo poliziesco puntando su ritmi volutamente dilatati, fatti di pause rivelatorie e costellato di volti induriti e sguardi intensi che comunicano con incredibile profondità tutta la malinconica vastità della brulla e desolata location, che Ceylan riesce a rendere suggestiva anche quando è calata nell’oscurita più assoluta e oltremodo dinamica quando si trasforma in una sorta di ambientazione atemporale e quasi onirica nei suoi giochi di luci e ombre.

C’era una volta in Anatolia è diviso in due parti ben distinte, la prima in cui la ricerca del corpo diventa un viaggio attraverso una sorta di disperante purgatorio in terra, che per i due carnefici va delineandosi ad ogni tappa, mentre nella seconda con l’alba che rischiara menti e coscienze Ceylan pone l’accento su investigazione e procedure che regaleranno sorprendenti rivelazioni, che vanno oltre l’uomo sepolto e la sua famiglia che ne attende invano il ritorno a casa e anche al di là degli assassini e delle loro motivazioni, raccontandoci di compassione, rimpianto, solidarietà virile e nonluoghi dell’anima esplorati con uno sguardo intimista di rara bellezza.

Nelle sale a partire dal 15 giugno 2012

Note di produzione: La storia è basata su eventi reali vissuti da un medico. co-autore della sceneggiatura, che per conseguire l’abilitazione lavorò per due anni nella città in cui è ambientato il film. La storia del film si basa su eventi molto simili a quelli vissuti da questo medico durante quel periodo. Il titolo del film fa riferimento al film C’era una volta il west di Sergio Leone. Un certo numero di citazioni tratte da racconti di Anton Cechov sono state inserite nello script. Le riprese durate undici settimane si sono svolte nei dintorni di Keskin, un distretto della provincia di Kırıkkale nell’Anatolia centrale.

 

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