C’è chi dice no, recensione

di Pietro Ferraro 3

Durante una riunione di ex-compagni di scuola, tre amici si ritrovano circondati da un manipolo di  parassiti che hanno fatto carriera e raggiunto posti di prestigio grazie a raccomandazioni e nepotismo.

Max (Luca Argentero) è un giornalista di talento i cui genitori tra mille sacrifici per farlo studiare e qualche rimpianto per il fatto che il figlio non abbia voluto a suo tempo seguire le orme del padre ferroviere, se lo ritrovano sull’orlo della depressione e scalzato, dopo anni di precariato in un giornale e articoli su improbabili riviste, dalla figlia di uno scrittore di successo, che gli scippa un sin troppo agognato contratto da redattore.

Irma (Paola Cortellesi) è un medico preparato che sopravvive grazie ad una borsa di studio e che perde letteralmente la testa quando il figlio del primario dell’ospedale in cui lavora, invece di facilitarle un avanzamento di carriera dandole finalmente la possibilità di fruire di un contratto, le piazza davanti la sua nuova fidanzata australiana e fa pressioni sul padre affinchè sia quest’ultima ad essere assunta in pianta stabile al posto di Irma.

Samuele (Paolo Ruffini) è un ricercatore, laureato in diritto penale che sopravvive a stento in attesa di un concorso che gli permetterebbe di sfuggire allo sfruttamento quotidiano di un vero e proprio baronato che vige nella facoltà in cui lavora, purtroppo un altro figlio di… gli mette i bastoni tra le ruote e anche Samuele si vede passare avanti un incompetente segnalato nientemeno che dal rettore in persona, di cui l’incompetente in questione ha sposato la figlia.

Il terzetto dopo essersi confortato a vicenda, decide che è il momento di vendicarsi di cotanti e reiterati soprusi e così i tre comiceranno a perseguitare a turno  i tre raccomandati di ferro con più di qualche brutto tiro, sino a che in loro non prenderà forma l’idea che questa ribellione contro nepotismo e raccomandazioni possa trasformarsi in una battaglia su larga scala tesa a ridestar coscienze, nasceranno così i Pirati del merito che tra volantini, stalking e rapimenti di cani finiranno per attirare l’attenzione della polizia finendo nel bel mezzo di un’indagine.

Il regista livornese Giambattista Avellino dopo due pellicole con la premiata ditta Ficarra e Picone prova a miscelare satira sociale e commedia, puntando stavolta su un paio di nuove leve come Luca Argentero e l’ex-VJ Paolo Ruffini e su una comica di razza come Paola Cortellesi, che tra l’altro è in concomitanza nelle sale anche con il campione d’incassi Nessuno mi può giudicare.

Avellino come nel recente Immaturi di Paolo Genovese sceglie una reunion a sfondo scolastico per imbastire una trama che ci racconta con ironia e un pizzico di cinismo di un’italia in mano ai mediocri, dove la meritocrazia è un miraggio e il sacrificio roba da perdenti, questo almeno nella prima parte della pellicola che nonostante qualche palese forzatura dovuta ad un improbabile toscano parlato dal torinese Argentero, che tra l’altro recita per l’intera pellicola due toni sopra e da una Cortellesi piuttosto sottotono, riesce a regalare più di qualche piacevole momento.

Purtroppo non appena il film supera la fase goliardica alla Amici miei l’appeal scema vistosamente, la storia d’amore tra Max e Irma scivola nell’oblio con una vistosa mancanza di alchimia tra i due attori, il toscanaccio Ruffini prende a più riprese il sopravvento con l’appanarsi dei due partner affidandosi un pò troppo all’indubbio appeal macchiettistico fornitogli dal dialetto e la cattiveria necessaria a dar vigore all’importante e attualissima tematica scelta viene disattesa, lasciando spazio ad un finale indeciso tra una fisiologica retorica troppo difficile da smarcare e il bisogno di porre l’accento su una questione che ha radici profonde in un malcostume ormai sin troppo smaccatamente ostentato.

Tirando le somme C’è chi dice no è un film forse troppo ambizioso, la cura della confezione e il bisogno di ammiccare ad un target di spettatori il più vasto possibile ne smorza l’intrigante animosità e il messaggio di fondo così ben introdotti nei primissimi minuti della pellicola, finendo poi per farsi ingabbiare dal bisogno impellente di non volare troppo alto.

Note di produzione: Nel cast troviamo anche il veterano Giorgio Albertazzi, il commissario Scialoja del Romanzo criminale televisivo Marco Bocci e la prezzemolina Chiara Francini, quest’ultima vista di recente in Femmine contro maschi e Amici miei-Come tutto ebbe inizio.

Commenti (3)

  1. Caro Pietro,
    condivido a pieno la tua recensione.
    Secondo me questo film sarebbe dovuto durare almeno 40 minuti in meno per evitare allo spettatore qualche sbadiglio di troppo.
    Ho trovato la Cortellesi molto sotto tono, sopratutto rispetto alla prova maestra nel gradevolissimo Nessuno mi può giudicare.
    Grazie dello spazio!
    Ip

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