Cannes 2016, tre film italiani alla Quinzaine des Réalisateurs

di Redazione 1

Una magra consolazione dopo l'esclusione dalla sezione ufficiale.

Dopo la delusione della mancanza di italiani nel concorso principale arriva oggi la bella notizia che ci sono tre film italiani alla Quinzaine des Réalisateurs, la selezione parallela al festival di Cannes, la quindicina dei registi traducendo alla lettera.

Come previsto ci sarà La Pazza Gioia di Paolo Virzì con Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi.  Ma c’è anche Marco Bellocchio in apertura con Fai bei sognidal romanzo di Massimo Gramellini e il nuovo film di Claudio Giovannesi (Alì ha gli occhi azzurri) Fiore, storia d’amore attraverso le sbarre del carcere.

Nel film di Paolo Virzì si narra l’avventura di due donne considerate pericolose: Beatrice Morandini Valdirana (Bruni Tedeschi) e Donatella Morelli (Ramazzotti). Il loro desiderio di fuga, di libertà, di felicità, d’amore, in una storia che corre sul confine labile tra follia e presunta normalità. Beatrice e Donatella sono tutte e due ospiti di una comunità terapeutica per donne con disturbi mentali, dove sono sottoposte a misure di custodia giudiziaria.

Il film di Giovannesi è invece ambientato in un carcere minorile. Daphne, detenuta per rapina, si innamora di Josh, anche lui giovane rapinatore. In carcere i maschi e le femmine non si possono incontrare e l’amore è vietato: la relazione di Daphne e Josh vive solo di sguardi da una cella all’altra, brevi conversazioni attraverso le sbarre e lettere clandestine. Il  carcere non è più solo privazione della libertà ma diventa anche mancanza d’amore. Fiore è il racconto del desiderio d’amore di una ragazza adolescente e della forza di un sentimento che infrange ogni legge. Nel film anche Valerio Mastandra che interpreta il padre di Daphne. I giovani protagonisti sono Daphne Scoccia e Josciua Algeri.

Fai bei sogni di Marco Bellocchio è la storia di un segreto celato in una busta per quarant’anni. La storia di un bambino, e poi di un adulto, che imparerà ad affrontare il dolore più grande, la perdita della mamma, e il mostro più insidioso: il timore di vivere. Nel 1969 a Torino Massimo, un bambino di nove anni, perde la madre in circostanze misteriose, rifiutandosi di accettare tale brutale scomparsa.

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