Bernie, recensione in anteprima della dark-comedy con Jack Black

di Pietro Ferraro 1

Nella piccola cittadina texana di Carthage, l’assistente del locale impresario di pompe funebri e amato membro della comunità, il mite Bernie Tiede (Jack Black), diventa l’unico amico della ricca e da poco vedova Marjorie Nugent (Shirley MacLaine), considerata unanimemente persona fredda, scostante e sgradevole sia dai suoi concittadini, che dalla sua stessa famiglia con cui la donna ha da tempo rotto ogni rapporto.

Bernie con la sua educazione e giovialità conquisterà l’anziana donna, i due diventeranno inseparabili e viaggeranno intorno al mondo e alla fine sarà Tiede l’unica persona a rimanere accanto alla Nugent, diventandone una sorta di factotum, ma con il trascorrere del tempo la donna diventerà sempre più gelosa e oppressiva nei confronti dell’uomo, che dal canto suo comincerà a mal sopportare i modi sempre più scontrosi e autoritari dell’anziana vedova.

Alla fine Bernie, soffocato dalla sua possessività, in preda ad un raptus ucciderà la donna occultandone il corpo in un freezer per nove mesi, lasso di tempo in cui accamperà scuse su scuse per evitare di far emergere la verità, fino a che un’irruzione della polizia nella villa della vedova non porterà alla luce il delitto.

Bernie si troverà così ad affrontare un processo che potrebbe costargli l’ergastolo, ma dalla sua parte l’uomo avrà l’intera comunità cristiana di Carthage, ma non di certo il procuratore distrettuale Danny Buck Davidson (Matthew McConiaughey), che sembra avere tutta l’intenzione di fargli comminare il massimo della pena prevista.

Davvero singolare questa sorta di ibrido tra mockumentary e dark-comedy confezionato dal regista Richard Linklater (A Scanner Darkly – Un oscuro scrutared), ispirato a fatti realmente accaduti e in particolare ad un articolo pubblicato nel 1998 sul Texas Monthly dal titolo Midnight in the Garden of East Texas a firma del giornalista Skip Hollandsworth.

Linklater torna a dirigere Jack Black dopo il divertente School of Rock chiedendogli un salto di qualità notevole a livello attoriale, con un ruolo molto distante dai consueti personaggi goliardici e smargiassi che l’attore è uso interpretare, stavolta la connotazione dark della pellicola e l’elemento storia vera ha rappresentato per Black quello che The Truman Show fu per Jim Carrey e Ubriaco d’amore per Adam Sandler, un inedito registro interpretativo estremamente contenuto rispetto allo standard enfatico proposto di consueto, che si è dimostrata un toccasana e una vera rivelazione ricca di inedite sfumature.

Chi spera di ritrovare il solito Jack Black potrebbe rimanere molto deluso, chi invece è curioso di vedere l’attore all’opera in una veste insolita, resterà fortemente colpito da un talento spesso sottovalutato e penalizzato da copioni troppo spesso improntati al commerciale, che non sempre fanno giustizia alle reali capacità interpretative, che come in ogni buon comico di razza nascondono molteplici sfaccettature.

Linklater confeziona un caustico, ma sentito ritratto dei suo conterranei, il regista è texano, ma durante la fase processuale del film porta alla luce anche un’ambiguità di fondo che mette lo spettatore di fronte alla possibilità di patteggiare per il povero Bernie, difeso a spada tratta dai suoi concittadini e meritevole secondo loro di essere assolto, nonostante abbia tolto la vita ad un altro essere umano.

Di pregevole fattura lo script, sottile l’intento e davvero riuscita l’intera messinscena che gioca sul filo della docufiction con tanto di interviste che costellano l’intera pellicola, senza mai però abbandonare la connotazione da black-comedy che rimane preponderante.

Bernie è un’opera eclettica, che va oltre qualsiasi catalogazione, un’intrigante pellicola che diverte e fa riflettere, coinvolgendo lo spettatore con l’appeal tipico di un servizio giornalistico, unito a qualche puntatina nel pettegolezzo e la tipica e ficcante ironia che contraddistingue il filone della comedy a tinte dark.

Note di produzione: la realizzazione del film ha diviso in due la cittadina in cui è avvenuto l’omicidio, tra chi sperava in un aumento del turismo grazie al film e chi invece non voleva pubblicità di quel tipo. Tra quelli che hanno polemizzato con i realizzatori della pellicola c’è stato il procuratore distrettuale della Contea Danny Buck Davidson (interpretato nel film da McConaughey): “Questo film non è storicamente accurato” ha dichiarato Davidson aggiungendo che la storia della vedova Nugent è mancante “Il film non racconta la sua versione della storia“.

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