5 (Cinque), recensione

di Pietro Ferraro Commenta

Manolo, Gianni, Luigi, Fabrizio,Emiliano cinque amici uniti in un patto d’amicizia stretto tra le mura di un riformatorio in una piccola cella condivisa e in una vendetta perpetrata in un violento rito di gruppo che li ha uniti per sempre.

Così li ritroviamo anni dopo, cresciuti e con qualche ambizione di troppo che li vorrebbe veder emergere da una borgata che ne ha limitato vita e sogni, così soldi facili, donne e cocaina a dare un senso ad un’esistenza senza sbocchi che li porterà a tentare il colpo grosso, rapinando però la persona sbagliata che si rivelerà in seguito un corriere della mafia russa.

I cinque con i soldi del colpo meteranno su un lucroso giro di spaccio, ma ben presto dovranno saldare il conto rimasto aperto con quella rapina e quando arriverà la resa dei conti, tutti dovranno tornare coi piedi per terra e guardare in faccia la realtà di un mondo spietato dove giocano gli adulti e in cui o si uccide o si muore.

Decisamente ambizioso questo crime all’italiana messo in scena dal volenteroso  regista Francesco Maria Dominedò, che dimostra non poco coraggio nel ripercorrere un genere i cui canoni sono stati recentemente ridefiniti e in qualche modo ribaditi dal Romanzo criminale di Michele Placido e l’omonima fiction, quest’ultima di tale spessore da non sfigurare di fronte alla controparte da grande schermo.

Dominedò punta su un cast di giovani talenti, da segnalare la performance un po’ carica, ma coraggiosa del Matteo Branciamore de I Cesaroni, ma lo script fatica a carburare, nel mezzo ha qualche guizzo, poi i clichè dei modelli americani rischiano a più riprese di trasformare la pellicola in un gangster-movie all’amatriciana, fortunatamente regista ed attori credono fortemente in quel che fanno e la cosa traspare, c’è entusiasmo e partecipazione, il che aiuta a smussare i numerosi eccessi e qualche ingenuità.

5 (Cinque) va dunque valutato alla luce dei numerosi limiti imposti dal formato e dal budget che impone una forte impronta televisiva e da una regia con i tipici eccessi da video-maker, ma se vista nel complesso l’operazione non può che essere apprezzata per il tentativo coraggioso di riportare in vita un cinema di genere che sembra ancora non riuscire a trovare un suo spazio, nonostante sia stato uno dei baluardi del cinema italiano di sempre.

Note di produzione: nel cast anche Giorgia Wurth apparsa recentemente nella commedia Maschi contro femmine di Fausto Brizzi e Massimo Bonetti, volto noto della fiction La squadra e protagonista del biografico Il Lupo di Stefano Calvagna.

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