Recensione: Underworld – la ribellione dei Lycans

In età medievale i vampiri, governati dal consiglio presieduto da Viktor (Bill Nighy), utilizzavano come schiavi i lycan, una razza ibrida di essere umani e licantropi, che non avevano bisogno della luna piena per trasformarsi in lupi mannari.
Il giovane Lucian (Michael Sheen), primo tra i Lycan ad avere questa capacità, non contento delle condizioni in cui venivano tenuti i suoi simili ed innamorato segretamente di Sonja (Rhona Mitra), la bella figlia del re, come un novello Spartaco dà il via alla rivolta degli schiavi compattando i licantropi e dichiarando guerra ai vampiri.
Nemmeno una sconvolgente verità su Sonja convincerà Viktor a fermare la ritorsione contro i suoi schiavi, trasformando uno scontro tra razze in una guerra millenaria.
Underworld: la ribellione dei Lycans (Underworld: Rise of the Lycans) prequel del film d’azione campione di incassi Underworld, è il primo blockbuster diretto dal direttore degli effetti speciali Patrick Tatopoulos.
A livello di effetti speciali (trasformazione degli esseri umani in licantropi, realizzazione grafica del castello), di atmosfera (dark, cupa, credibile e affascinante) e di azione (gradevole lo scontro finale) il film non ha nulla da eccepire, ma ciò che manca all’opera è una sceneggiatura forte, che non sviluppa minimamente il soggetto: la storia racconta le origini della guerra tra Lycan e Vampiri? Bene non aspettatevi niente di più, tant’è che la causa scatenante, l’amore impossibile, stile Romeo e Giulietta, tra Sonja e Lucian altro non è che un semplice espediente narrativo, prevedibile, quanto trito e ritrito, che non viene nemmeno troppo raccontato, è un dato di fatto.
Ad eccezione dei tre protagonisti principali, pochi altri personaggi vengono accennati e quando ciò che accade non si va oltre la stereotipato, come nel caso di Raze (Kevin Grevioux), la spalla di Lucian e Tanis (Steven MacKintosh), il viscido servo di Viktor.
Concludendo: con Underworld 3 (sarebbe meglio chiamarlo Underwold 0, visto la natura dell’opera), si accontentano gli amanti di azione (i duelli a ritmi elevati tra belve e soldati, tra spade e denti affilati hanno sempre il loro fascino), gli appassionati della saga e forse in parte, ma solo in parte, i cultori del genere. Di cercare di regalare qualche contenuto in più (anche la pseudo lotta di classe è totalmente retorica) o di sorprendere il pubblico non c’è traccia.
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