Venezia 2012 sabato 8: premiazioni e film di chiusura L’homme qui rit

di Pietro Ferraro 1

Giornata di premiazioni e ultime proiezioni per la sessantanovesima Mostra del cinema di Venezia. Si comincia in mattinata con l’annuncio del vincitore della sezione Settimana internazionale della critica, si prosegue nel pomeriggio con i premiati della sezione Orizzonti e Giornate degli autori e infine in serata cerimonia di premiazione con la consegna del Leone d’oro e proiezione del film di chiusura, il francese L’homme qui rit di Jean-Pierre Ameris.

L’HOMME QUI RIT con Gérard Depardieu, Marc-André Grondin, Christa Theret, Emmanuelle Seigner

Gwynplaine ha una cicatrice che gli sfregia il viso dandogli una specie di sorriso permanente. Abbandonato dai Comprachicos, che l’avevano rapito e sfregiato qualche anno prima, viene raccolto da Ursus insieme a una bambina cieca, Déa. Si spostano insieme di villaggio in villaggio, dando uno spettacolo la cui vedette è Gwynplaine, ormai adulto. Dovunque, il suo sorriso suscita risate ed emozione nella folla che lo adula e tutti vogliono vedere il famoso “uomo che ride”. Tutto va avanti fino a quando si scopre che quest’uomo sfregiato è l’erede di una grande e nobile famiglia. Inebriato da questa improvvisa ricchezza e dall’amore carnale di una duchessa, si allontana delle due uniche persone che l’avevano amato per ciò che è, Déa e Ursus.

Era un mio sogno adattare per il cinema L’homme qui rit di Victor Hugo. Desideravo farne un grande film di avventura popolare, di raccontare una storia grande e bella, poetica e profondamente umana al tempo stesso, com’era intenzione di Victor Hugo. Volevo trattarla come una favola per rendere più vivace il carattere atemporale e universale del racconto, per affascinare, catturare, emozionare, per ritrovare il piacere infantile di stare ad ascoltare una bella storia con ripercussioni profonde. Il film mi ha consentito di affrontare temi diversi: la diversità fisica, l’amore, la modernità. Mi sono sempre particolarmente emozionato per i film che hanno un “mostro” come eroe. Sia nei romanzi sia nei film, la figura del mostro umano è universale e tocca tutti nel profondo, e non perché si è fisicamente diversi, ma solo perché si percepisce sempre il “mostro” che è dentro tutti noi. D’altronde, la storia d’amore di L’homme qui rit raggiunge il sublime. Il conflitto amoroso che tormenta Gwynplaine è profondamente umano. Da un lato, Déa, la ragazza cieca che aveva salvato da bambina; dall’altro, la duchessa. Infine, questa storia del passato ci parla anche della nostra società. La società dello spettacolo, l’importanza di trovare idoli per la massa, il fossato tra poveri e ricchi, la difficoltà di cambiare classe sociale, l’impotenza della politica di modificare lo stato delle cose, il regno delle apparenze, l’idealismo sconfitto dalla corruzione… Cerco di offrire al pubblico quella deliziosa impressione che provavo andando al cinema da bambino: la luce si spegneva e mi tuffavo con gioia in un affascinante universo, mi lasciavo trascinare da una grande storia e dai bei personaggi che mi toccavano nel profondo, ai quali credevo come se esistessero per davvero. (Jean-Pierre Ameris)

Per le ultime proiezioni della sezione Orizzonti che precederanno la premiazione sono in programma il documentario cinese Three Sisters (San Zi Mei) di Wang Bing, la pellicola iraniana The Paternal House (Khanéh Pedari) di Kianoosh Ayyari e il dramma russo Me Too (Ja Tozhe Hochudi) di Alexey Balabanov.

SAN ZI MEI (THREE SISTERS)

Tre sorelle vivono in piccola casa in un villaggio di montagna nello Yunnan. I genitori non abitano con loro. Le bambine di giorno lavorano nei campi o girano per il villaggio. Dal momento che la zia ha sempre più problemi per dar loro da mangiare, il padre delle bambine ritorna e vuole portarle in città ma alla fine decide di lasciare la più grande con il nonno.

San zi mei parla di una povera famiglia, un padre con tre figlie, e della loro vita quotidiana. Parla del rapporto tra loro, di come sono stati capaci di adattarsi alla miseria per sopravvivere, di come i bambini crescano comunque anche con nulla, di come le cose più insignificanti possano diventare ostacoli insuperabili per loro. Quando quattro anni fa incontrai questa famiglia, mi commossi davanti alla difficilissima situazione in cui le bambine erano cresciute. Per questo motivo, ho voluto dare una testimonianza della povera vita dei contadini oggi in Cina. (WangBing)

KHANEH PEDARI (THE PATERNAL HOUSE) con Mehdi Hashemi, Mehran Rajabi, Nasser Hashemi, Shahab Hosseini

Ottantacinque anni fa, per ragioni di ordine morale, un uomo uccide la figlia assieme al giovane figlio e la seppellisce nello scantinato della sua casa. La fossa nascosta creerà un legame tra le generazioni successive della famiglia.

JA TOZHE HOCHU (ME TOO) con Yurii Matveev, Alexander Mosin, Oleg Garkusha, Alisa Shitikova

Quattro passeggeri (Bandit, il suo amico Matvei, il vecchio padre di Matvei, Musician, e la sua bella ragazza) sfrecciano a tutta velocità a bordo di un’enorme jeep nera lungo una strada deserta in cerca del “Campanile della Felicità”. Secondo una vecchia credenza, la torre si celerebbe da qualche parte fra San Pietroburgo e la città di Uglic, non lontano da una vecchia centrale nucleare abbandonata. Il campanile fa scomparire la gente, ma non accetta chiunque. Ciascuno dei quattro passeggeri è convinto che sarà prescelto.

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