Venezia 2011, A Dangerous Method: David Cronenberg non delude

di Pietro Ferraro 1

Sembra che il toto-Leone d’oro che vedeva David Cronenberg come favorito alla vittoria finale di questa sessantottesima edizione del Festival di Venezia, sia stato confermato dalla calorosa accoglienza riservata dalla stampa al regista e al suo A Dangerous Method, digressione psico-amorosa tra realtà e drammaturgia su due dei padri della psicoanalisi moderna, l’allievo Carl Jung (Michael Fassbender) e il suo controverso mentore Sigmund Freud (Viggo Mortensen) entrambi alle prese con la psiche borderline del collega, strenuo oppositore ed infine paziente Otto Gross (Vincent Cassel) e la bella e tormentata psicanalista Sabina Spielrein (Keira Knightley).

Cronenberg applauditissimo alla proiezione stampa è giunto al Lido con il cast del film al completo, Cassel compreso che con la sua performance sembra abbia conquistato gli addetti ai lavori, successo a cui purtroppo non è andata incontro la sua fascinosa consorte Monica Bellucci, anche lei a Venezia per presentare il drammatico Un eté brulant che pare, oltre al chiacchierato nudo della signora Cassel non contenesse nulla di particolarmente memorabile.

Incontrando i giornalisti Cronenberg ha scherzato sull’effetto che girare questo film pare abbia avuto sull’intero cast:

Il mio cast ha avuto sicuramente bisogno di psicanalisi e sono oggi, dopo questo film, persone migliori di prima.

Poi ha notato alcune singolari coincidenze e disquisito su ragione e istinto:

Ho 68 anni, proprio come questa edizione della manifestazione veneziana e poi sono nato il 15 marzo, proprio come il titolo del film di apertura di George Clooney, Le idi di marzo…Proprio ultimamente degli studi hanno mostrato che ci sono delle zone del cervello dove potrebbe annidarsi l’inconscio. Il fatto è che la ragione arriva sempre fino ad un certo punto.

Commenti (1)

  1. Consiglierei, prima di andare al cinema a vedere “A dangerous method”, di leggere il libro VITE SOFFIATE. I VINTI DELLA PSICOANALISI ( http://www.librovitesoffiate.tk ) che è un giallo psicologico in cui Karin, una psicoanalista inglese, indaga su una serie di misteriosi suicidi, tutti psicoanalisti accomunati dall’avere frequentato lo stesso Ospedale di Zurigo in cui fu ricoverata Sabina Spielrein e conobbe Jung. Un capitolo del libro è dedicato alla relazione tra Jung e Sabina. Non svelo il finale del libro che, pur essendo di fiction, si basa su ricerche storiche effettuate dall’autore all’Ospedale Burgholzli di Zurigo.

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