Un soffio per la felicità, recensione

di Pietro Ferraro 11

Rip (Barry Pepper) e Wendy (Mira Sorvino) sono una coppia, lei non riesce a lasciare lui violento ed alcolizzato, lui dopo l’ennesimo arresto per violenza domestica finisce dentro per alcuni anni, inconsapevole che al momento del suo arresto la compagna fosse incinta.

Dopo sette anni trascorsi in carcere a smaltire un’infinita sbornia e ad imparare a gestire una rabbia furiosa grazie ad un supporto psicologico, Rip si sente un uomo nuovo e visto che ad attenderlo fuori dal carcere c’è ancora Wendy, decide chè il momento di metter su famiglia, quando scopre che in realtà lui un figlio già ce l’ha.

Wendy non confessa solo a Rip di essere padre di un ragazzino di nome Joey (Maxwell Perry Cotton), ma di aver dato il bimbo in adozione a Jack e Molly Campbell (Cole Hause e Kate Levering), una coppia della Florida, ma Rip non ha nessuna  intenzione di rinunciare alla sua famiglia e visto che lui, al contrario della moglie non ha firmato nulla riguardo l’adozione riesce a portare i Campbell in tribunale.

A nulla serviranno gli sforzi di Jack per cercare scappatoie legali affinchè il piccolo Joey possa restare con loro, arriverà a rischiare il carcere cercando di corrompere Rip, ma solo per ritrovarsi con un pugno di mosche in mano e intanto arriva il gioprno della prima visita di Joey ai suoi genitori biologici…

Il regista Jon Gunn mette in scena un solido e partecipato dramma famigliare, con un cast che sfoggia performance di spessore e uno script capace di trattare efficacemente un argomento attualissimo e difficile senza scadere in inutili patetismi, rendendo la storia oltremodo credibile.

Un soffio per la felicità funziona meglio di molte grandi produzioni con cast stellari, affrontando coin lucidità emotiva quello che è il peggior incubo che possa affliggere qualunque genitore adottivo, mostrandone si il lato umano ed emotivo, ma anche quello prettamente legale e burocratico.

Note di produzione: la pellicola di Gunn ha ricevuto una decina di premi in svariati festival americani, tra questi il premio della giuria e per il miglior attore (Barry Pepper) al Las Vegas International Film Festival e quello per la miglior attrice (Mira Sorvino) al San Diego Film Festival.

Commenti (11)

  1. belloooooooo veramente bello

  2. @ pillola:
    o pillola prenditi una pillola< e non commentare i commenti degli altri

  3. ou io non commento i commenti solo che il film non era bello ma bellissimo

  4. ma dai tutte queste liti per una pillola ehm scusate per un film

  5. Uno dei film più belli, emozionante… Tanto….

  6. E’ stato bello come film. Molto emotivo. Però il finale mi lascia un pò incredulo, perchè sia biologicamente che giuridicamente il bambino doveva essere dato a quelli che l’hanno messo al mondo. In questi casi secondo me non si deve guardare solo il cuore o la felicità del bambino, bisogna far valere anche i diritti dei genitori biologici. Se tutti fossero così bisognerebbe darla sempre vinta ai genitori adottivi. Poi non voglio cambiare discorso ma io non sono d’accordo con quelli che dicono “bisogna essere portati a fare la madre o il padre”, cioè nessuno nasce genitore, lo si diventa e lo si impara quando nasce un bambino, non c’è una regola o legge che impone alle persone di imparare a fare i genitori.

  7. Film bellissimo, con finale molto incerto, a secondo i punti di vista. Però visto che il bambino già di età avanzata, cresciuto in una famiglia che lo ha fatto vivere , e continuerà, nel benessere economico, sociale, ed anche per il suo futuro, i genitori biologici si sono resi conto, di non essere ancora pronti per fare i genitori, specialmente il padre, alcolizzato e violento. Martino 05/03/2017

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