The Road, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 24

In un cupo scenario post-apocalittico in cui un misterioso cataclisma ha devastato il pianeta rendendolo arido e popolato da predoni dediti al cannibalismo, un padre (Viggo Mortensen) ed un figlio (Kodi Smith-McPhee) intraprendono un viaggio della speranza che li porterà verso l’oceano, in cerca di un luogo migliore dove vivere.

Il tragitto irto di ostacoli li vedrà incappare in diversi pericoli e strani incontri, gruppi di sopravvissuti ormai dediti all’anarchia e alla violenza che hanno scelto di cibarsi di carne umana pur di sopravvivere e fantasmi che vagabondano senza meta e ormai in preda alla follia, ma l’uomo che ha già perso la moglie suicida incapace di affrontare il sopraggiungere dell’apocalisse, ha con se una pistola con due proiettili che all’occorenza risparmieranno a lui e al figlio l’esperienza di una morte lenta e dolorosa.

The Road è stata una di quelle pellicole, vedi The Blind Side, che hanno rischiato l’oblio a causa di un contenuto non propriamente d’intrattenimento e puntato al nichilismo più estremo, due fattori che avrebbero impedito, senza il provvidenziale intervento di qualche coraggioso distributore, a questo piccolo gioiello di transitare nelle nostre sale.

Il regista John Hillcoat, all’attivo il bel western australiano La proposta, decide con il produttore Nick Wechsler di adattare per il grande schermo il romanzo Premio Pulitzer La strada dello scrittore americano Cormac McCarthy e grazie all’ottimo lavoro dello sceneggiatore Joe Penhall e ad un approccio fortemente autorale alla pellicola, scelta coraggiosa e non immune da rischi, vedi il continuo posticipo della data di uscita dovuta alla lunga post-produzione voluta dai produttori, il film di Hillcoat non solo cattura perfettamente le atmosfere del libro, ma ci regala una delle prove più intense di Viggo Mortensen che insieme al piccolo co-protagonista Kodi Smith-McPhee tiene in piedi l’intera desolante messinscena con una performance senza sbavature.

The road se pur ascrivibile nel cosiddetto genere post-apocalittico è un film che va oltre le classificazioni, dimenticate qualunque riferimento a Mad Max e colleghi, non aspettatevi ne action, ne tantomeno virate cannibal-horror, il film di Hillcoat è uno struggente road-movie cupo e pessimista, con una fotografia strepitosa ed immersive e desolanti location, un film che riesce appieno la, dove il Codice Genesi dei fratelli Hughes fallisce.

Commenti (24)

  1. Posso dire che ieri sera pensavo davvero di andare a vedere un capolavoro…..ma invece…..che delusione!!!! i commenti pesanti non li posso fare, ma un film davvero insulso…ecco sì proprio insulso e poi lasciatemi dire il regista è stato davvero un furbo…avrà speso cento euro per farlo!!!! no….proprio NO….

  2. @ miriam:
    Nonostante siano palesi i pregi e il valore artistico della pellicola, non mi aspettavo certo un apoteosi di riscontri positivi da parte del pubblico per un film che ha rischiato di non approdare neanche in sala, i grandi distributori conoscono anche troppo bene i gusti degli spettatori, e The Road è un film coraggioso in tempi come questi dove un’ottimo film come The Blind Side finisce in tv e Puzzole alla riscossa si becca quattro stellette, insomma vale ancora l’avvertenza data nella recensione, non è un film adatto a tutti i palati, un saluto 🙂

  3. al mio “palato” piace la “Strada” di Fellini, lei sicuramente è un ottimo critico, io però non sono una spettatrice di The Blind e Puzzole….non vedo televisione, mi piace il Cinema e non credo che questo film sia coraggioso, anzi lo trovo piuttosto “vigliacco”…(anche su l’interpretazione di Viggo avrei dei dubbi…gli ho visto interpretare cose di gran lunga migliori!)…..non voglio dire di più!! Comunque “de gustibus non est disputandum”!
    grazie per la risposta

  4. @ miriam:
    Grazie a lei, la sua ultima citazione mi trova in sintonia, comunque per chiarezza i due film citati nel mio commento erano riferiti a discutibili scelte da parte dei distributori per The Blind Side e per quanto riguarda Puzzole alla riscossa il riferimento era proprio ad un voto dato dalla critica ufficiale, per la cronaca gli spettaori che vanno al cinema e sborsano i soldi del biglietto hanno tutto il sacrosanto diritto di lamentarsi. Grazie ancora per il commento e un saluto.

  5. @ miriam:
    Sottoscrivo in pieno il commento: un film da inserire immediatamente nella prossima edizione del Bertarelli: 1500+1 film da evitare.

  6. Non per tutti i palati…

  7. io però non mi sento un palato “inferiore”…..solo “diverso”:))

  8. Abbiamo visto “ The road “ diretto da John Hillcoat.
    Anche da piccoli particolari possiamo comprendere in che realtà siamo e a quale punto della notte. Prendiamo uno dei più acclamati scrittori americani, McCarthy Cormac ( autore anche del romanzo “ Non è un Paese per vecchi “ da cui è stato tratto il film diretto dai Fratelli Coen nel 2005 ) scrive un romanzo che ottiene il Premio Pulitzer nel 2007, e il James Tait Black Memorial Prize per la narrativa nel 2006. il produttore Nick Wechsler ( quello de “ La “25 ora “ di Spike Lee e “ L’albero della vita “ di Darren Aronofsky ) decide di trarne un film con la sceneggiatura di Joe Penhall ( “ L’ultimo re di Scozia “, “ L’amore fatale “, tra le altre ). Da’ la regia a John Hillcoat, talentuoso regista australiano, la colonna sonora a Nick Cave e la fotografia a Javier Aguirresarobe ( “ Il mare dentro “ di Amenabar, “ The City of Your Final Destination “ di Ivory ). Gli attori, sono bravi divi di Hollywood: Viggo Mortensen, Charlize Theron, Robert Duvall e il bravissimo adolescente Kodi Smit-McPhee. Beh, un film del genere – tuttavia non un capolavoro – ha rischiato di non essere distribuito in Italia perché giudicato “ troppo deprimente “. Cosa vuol dire nel nostro Paese la parola deprimente ? Questo ci fa comprendere la realtà in cui viviamo. Noi troviamo veramente deprimente altre cose che non un’opera cinematografica. Per esempio, certi sorrisi dei politici che coprono le macerie o quel ministro che dice che è meglio non leggere libri e per due anni ci ha bischerato dicendo che tutto andava bene. La natura anche in questo romanzo di McCarthy, è uno specchio infranto che riflette solo l’orrore e il mistero impenetrabile: un qualcosa che nella distruzione rivela il suo volto terribile e cieco, forse divino, di certo disumano, impietoso, indifferente.
    In questo romanzo – e solo in parte nel film che cerca di seguire pedissequamente la storia non smarcandosi per differente ’ linguaggio ‘ – la violenza portata alle estreme conseguenze assurge a metastasi dell’esistente, quasi a una metafisica della morte e della vita. E in questa devastazione resta solo il rapporto tra padre e figlio, l’amore che li lega. Ma nel film e nel suo finale sembra che tutto si racchiuda nel concetto che nel mondo l’unico ‘luogo’ che ci protegge e ci identifica sia la famiglia e i sentimenti parentali. Forse un po’ poco come analisi dopo aver affrontato i massimi sistemi dell’orrore dei fatti e degli esseri viventi. Sembra quasi – perché torna spesso, in molti film questa idea ‘conservatrice’– che oramai non c’è rimasto nemmeno un briciolo di ideologia su questo pianeta.
    «Ce la caveremo, vero, papà?
    Sì. Ce la caveremo.
    E non ci succederà niente di male.
    Esatto.
    Perché noi portiamo il fuoco.
    Sì. Perché noi portiamo il fuoco.»
    Questo è un refrain e uno dei pochi dialoghi ‘ politici ‘ che c’è tra il padre e il figlio. Ma in realtà cosa sia il fuoco e se veramente ci credono, o è solo un attaccarsi a qualcosa, il film non ce lo svela. Ma resta un ottimo film, cupo, intenso, scarnificato. La storia ? In un mondo colpito da un’apocalisse che non ha un motivo dichiarato ( non viene data alcuna spiegazione: c’è stata una ribellione della natura contro gli esseri umani ? Uno sconvolgimento climatico ? E’ avvenuto tutto dopo una guerra ? O è qualcosa che dovremo ancora conoscere… ), non ci sono più animali, gli uccelli sono scomparsi, non cresce più l’erba, gli alberi cadono marciti dentro: tutto è morto. Gli esseri umani rimasti lottano per la sopravvivenza, qualcuno qui e là si nasconde da bande di cannibali e da personaggi senza più alcuna umanità e punti di riferimento. E’ un mondo in cui tutto è spazzato via, millenni di evoluzione si riducono a un paesaggio deserto e grigio. I due protagonisti sono un padre e un figlio ( un perfetto Viggo Mortensen e un bravo Kodi Smit-Mc Phee ), hanno resistito a lungo nella loro casa assieme alla moglie/madre ( una Charlize Theron di puro contorno ) che tuttavia stanca e senza più speranze li lascia una notte, alla ricerca forse della morte. Il padre è deciso a resistere per il bene del figlio ( che è anche l’unico futuro positivo che può prevedere per il mondo ). I due devono lasciare la loro casa e l’unica speranza è andare verso il sud ( Il luogo che può salvarci dal nostro Nord ? ), al mare ( come l’interpreta la psicanalisi ? ). Padre e figlio fissano un bosco in fiamme ( Le radici che si abbandonano ? ) iniziando il viaggio, si ritroveranno a dover fare delle scelte che risultano sempre determinanti per la loro sopravvivenza ( e per quella dell’intera specie umana ? ). Incontreranno un vecchio Argo semicieco, un nero disperato e affamato, entreranno in una casa di zombie da cui riusciranno a scappare e troveranno anche miracolosamente da mangiare: la forza disperata del padre aiuterà l figlio e il figlio lo aiuterà a non perdere l’umanità che conserva. Fino a giungere al sud e al mare, dove…
    Buona la regia e gli interpreti, ottima la fotografia e la colonna sonora di Cave. Qualche piccolo demerito alla sceneggiatura a cui è ‘ mancata ‘ un po’ di fantasia.

  9. Il libro, e fedelmente il film, dice che alla fine quello che salva dal disastro (umano) che incombe e che è drammaticamente visibile è un rapporto, tra padre e figlio, tra il Padre e il Figlio. La speranza che sostiene il padre nasce dalla certezza di un bene indistruttibile, anche nella peggior situazione (peggio di così!!) in cui un uomo possa trovarsi. “Noi portiamo il fuoco” è la certezza di un bene presente, sempre, che sostiene anche nelle prove più terribili. Il figlio porta quello che il padre gli ha trasmesso.
    Altro che deprimente e noioso. Ci sono in giro padri così, capaci di sostenere la speranza di un figlio, davanti al nulla che incombe? E’ una grande provocazione al cuore dell’uomo, per questo McCarthy va letto. (Sunset limited, Suttree, Figlio di Dio..).

  10. Ma che film hai visto? Per me è un capolavoro..bellissimi..avvincente ..emozionante..bravissimi tutti gli attori!!
    Lo consiglio, fa veramente pensare..

    Ale

  11. beh si può dire che the road sia un film pesante ma non brutto, è inquietante cupo triste, ma brutto no che lo dice credo che non ci capisca poi tanto…

  12. è semplicemente un aborto della cinematografia mondiale. Dedicare una serata a questo film ha significato passare 2 ore terribili. Voto 0

  13. cagata colossale.
    il solito mattone americano fatto passare per capolavoro. La cultura cinematografica scarsa di chi ne decanta le lodi evidente. Film piatto, da explotation b, dialoghi ridicoli, trama incongruente, verosimiglianza zero.
    Ho studiato cinema all’università, laureato.
    Se l’apologo sociale era l’obiettivo questo non regge una trama sbilenca.
    Deprimente è il cervello degli scrittori americani che si dedicano all’astratto e all’intellettualismo per fuggire dalla realtà misera di un ex potenza.

  14. non capisci un XXXXX di cinema
    @ miriam:
    @ miriam:

  15. @ daniele camisasca:
    ….e tu invece!!!!!

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