Special Forces, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro Commenta

La nota giornalista Elsa Casanova (Diane Kruger) è l’autrice di alcuni articoli su Zaief (Raz Degan), spietato signore della guerra talebano, scritti con l’aiuto della giovane informatrice Maina (Morjana Alaoui). La ragazza però viene scoperta, ma prima di finire nelle mani degli uomini di Zaief riesce a mettere in guardia la giornalista, ma Elsa invece che lasciare il paese finisce per infilarsi dritta in un’imboscata insieme all’amico e guida Amen (Mehdi Nebbou), finendo nelle mani di Zaief che farà di entrambi degli ostaggi. Nel frattempo il governo francese saputo del sequestro della reporter si mette in moto per tentare un recupero in tempi rapidi vista la fama di assassino a sangue freddo di cui gode Zaief e gli unici che potrebbero tentare un recupero così rischioso in pieno territorio pakistano sono i soldati scelti di un team delle forze speciali…

Il regista francese Stéphane Rybojad, al suo esordio su grande schermo e reduce da un documentario sull’esercito, si cimenta con un dramma a sfondo bellico di buona fattura, ricco di sequenze action e con un discreto scavo dei personaggi considerando che si tratta di un film d’azione, gli eroici soldati di Ribojad sono umani, provano paura, compassione e sono capaci di ammettere i propri errori, insomma dei veri e propri Rambo con un gran cuore che però non lesinano a lanciarsi in esplosivi scontri a fuoco rischiando la vita a suon di scariche di adrenalina.

Special Forces – Liberate l’ostaggio vuole essere la risposta europea ai tostissimi Navy SEAL statunitensi dell’adrenalinico Act of Valor, se nella pellicola dei filmmakers americani Mike McCoy e Scott Waugh la parte prettamente action e visiva sovrastava il comparto recitazione con il ricorso ad una messinscena all’insegna del realismo più estremo, tale da richiedere l’utilizzo in scena di veri SEAL, nella controparte francese sono gli attori a sopperire a qualche inevitabile lacuna da opera prima mostrata da Rybojad, che dal canto suo prova a restare a mezzavia tra l’impatto action di classici come Delta Force e un cinema bellico dai tratti autorali come l’Hurt Locker di Kathryn Bigelow che cerca di raccontare qualcosa che vada oltre eroismo e fucili d’assalto.

Un’intensa Diane Kruger, i veterani Djimon Hounsou e Tchéky Karyo, il Benoît Magimel visto nel recente Piccole bugie tra amici senza dimenticare un credibile Raz Degan, tutti mettono un percettibile entusiasmo in campo rendendo il film godibile e riempiendo con un buon impatto emotivo le pause tra uno scontro a fuoco e l’altro, insomma un dramma bellico con una corposa dose d’azione, ma anche di umanità e buoni sentimenti a bilanciare il tutto.

Nelle sale a partire dall’11 maggio 2012

Note di produzione: Durante le riprese gli attori sono stati addestrati e supervisionati dalle forze speciali della marina francese e uno dei loro istruttori (Alain Alivon) ha interpretato anche un ruolo; il film, girato in Tagikistan è costato 10 milioni di euro.

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