Source Code, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 2

Il capitano Colter Stevens (Jake Gyllenhaal) è un pilota di elicotteri decorato che si ritrova privo di memoria su un treno per Chicago, nessun ricordo di come sia arrivato in quel luogo, unico indizio un portafoglio che rivela che il suo nome è Sean Fentress. Nel suo stesso scompartimento seduta di fronte a lui una bella donna di nome Christina (Michelle Monaghan) che si rivolge a lui come lo Sean Fentress dei documenti, ma prima che Stevens possa rendersi conto di ciò che gli accade, una bomba esplode distruggendo il treno.

Stevens però non è morto nell’esplosione, anzi sembra che l’esplosione in realtà non sia mai avventuta, almeno per quanto lo riguarda, infatti al suo risveglio il soldato si ritroverà in una stanza dove da un monitor il capitano Colleen Goodwin (Vera Farmiga), un ufficiale dell’esercito racconterà a Stevens che si trova all’interno del Source Code, un programma che gli permette di prendere in consegna il corpo di un soggetto nei suoi ultimi otto minuti di vita, vivendo una sorta di iperrealistica simulazione.

La missione dell’avatar occupato da Stevens sarà quella di individuare una bomba che ha recentemente distrutto un treno diretto a Chicago. proprio il treno in cui Stevens si è risvegliato, cercando di scoprire chi ha costruito e piazzato l’ordigno utilizzando il suo alter ego virtuale e fornendo a Goodwin informazioni utili prima che gli attentatori riescano a far esplodere un secondo ordigno molto più grande, una bomba sporca che potrebbe colpire il centro di Chicago causando la morte di milioni di persone.

Stevens conoscerà anche il dottor Rutledge (Jeffrey Wright) creatore del Codice sorgente, lo scienziato gli spiegherà che quella in cui Stevens si sta muovendo in realtà è molto di più di una sofisticata simulazione virtuale, ma bensì una vera e propria transizione spazio-temporale che gli permette di creare delle realtà alternative multiple da utilizzare di volta in volta per imparare qualcosa in più da ogni incursione, Rutledge gli spiega che qualunque cosa egli faccia non potrà in alcun modo modificare ciò che è già accaduto. ne tantomeno salvare i passeggeri del treno, ma almeno si potranno raccogliere abbastanza informazioni da poter utilizzare per sventare l’imminente minaccia che incombe sulla nazione.

Dopo il sorprendente esordio con il fantascientifico d’autore Moon, torna il regista inglese Duncan Jones che stavolta con a disposizione un sostanzioso budget, un talento come Jake Gyllenhaal e uno script ad orologeria confeziona un thriller fantascientifico di notevole spessore e soprattutto di grande impatto visivo.

Jones sfrutta a dovere le suggestioni action-thriller che lo script regala, aggiungendovi qualche incursione nel disaster-movie e una costruzione visiva che a sprazzi ricorda il Memento di Nolan e nella sua digressione sul concetto di viaggio nel tempo anche il Déjà Vu di Tony Scott.

La mano di Jones è abile nel trasformare di volta in volta la ripetizione di una serie di accadimenti imbrigliati in una sorta di anello temporale, escamotage tanto caro alla fantascienza classica, donandogli una dinamica evoluzione narrativa mai tediosa e sempre pronta a regalare piccoli, centellinati ed intriganti frammenti di verità, con ribaltamenti di prospettiva e svolte narrative che accompagnano piacevolmente lo spettatore verso un finale che nonostante qualche incongruenza si dimostra efficace e non banale.

Source Code convince dove l’Inception di Nolan si dimostrava piuttosto pretenzioso e prolisso, sfrutta al meglio il meteriale umano e creativo a disposizione e insieme all’imminente Limitless utilizza la tematica tecno-fantascientifica in maniera piuttosto intelligente, ponendosi insieme al film di Burger tra i migliori thriller in circolazione.

Nelle sale dal 29 aprile 2011

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