Shrek, recensione

di Pietro Ferraro 11

Il simpatico orco shrek se la spassa un mondo nella sua bella palude umida e maleodorante, i giorni scorrono tranquilli nel tran tran quotidiano di ogni orco delle fiabe che si rispetti, con fughe da orde di contadini infuriati pronti al linciaggio, e imboscate a villici condite da panico. spassose boccacce e grugniti da manuale.

Poi la catastrofe, il malvagio Lord Farquaad decide di perseguitare tutti i personaggi delle fiabe dando il via ad una vera epurazione con tanto di deportazione annessa, e dove andrà a finire la rumrosa e litigiosa massa di frustrate creature fantastiche? Nella tranquilla palude di Shrek che domande, rendendo di colpo la privacy del gigante verde un pallido ricordo.

Shrek dovrà prendere provvedimenti, cosi deciderà di recarsi da Lord Farquaad per proporgli un equo scambio, lui gli porterà la bella principesa Fiona imprigionata in un castello sorvegliato da un temibile drago sputafuoco, se lui lo libererà dagli scomodi e rumorosi coinquilini.

A Farquaad la proposta piace oltremodo e cosi Shrek, accompagnato suo malgrado da uno dei suoi invadenti nuovi amici, il logorroico e iperattivo asinello Ciuchino, parte alla volta del castello pronto a farsi carico del gravoso e periglioso compito, pur di far tornare la sua amata palude alla tranqullità di un tempo.

Shrek è sicuramente un esempio di come si possano parodiare con arguzia e gusto  cinefilo tutte le fiabe che la Disney factory ha, più o meno fedelmente, trasposto sul grande schermo incantando per anni intere generazioni di bambini, una parodia irriverente e proprio per questo spassosa.

Così i personaggi delle fiabe rivelano nevrosi e tic, e l’orco brutto e per nulla cattivo conquista la bella principessa facendola in barba all’arrogante e belloccio Principe Azzurro, il tutto condito con massicce dosi di ironia e un gusto per la citazione che attira inevitabilmente anche l’attenzione di un pubblico più adulto.

Quindi Shrek, come peraltro molti primi capitoli, rimane il migliore, i due sequel che verranno saranno ormai inesorabilmente contaminati dal marketing e dal successo planetario della pellicola made in Dreamworks, così irriverenza e ironia si smussano, lo sferzante modo di mettere alla berlina le fiabe si andrà col tempo edulcorando, e quando l’orco verde approderà nelle camerette dei bambini in forma di pelouche, diventando così soggetto adatto per il merchandising da fast-food, avremo l’ennesimo innocu0, colorato e più consono personaggio da family-movie.

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