Recensione: Valzer con Bashir

di Pietro Ferraro 6

Due amici, Ari e Boaz, ex-soldati, si scambiano, in un bar, riflessioni e ricordi sulla guerra. Boaz è tormentato da un sogno ricorrente in cui alcuni cani inferociti tentano di assalirlo, Ari invece si accorge di non aver alcun ricordo di un tragico episodio di cui fu testimone durante la guerra.

Su consiglio dell’amico, Ari inizia un viaggio a ritroso nel tempo utilizzando le memorie dei suoi commilitoni per ricomporre il ricordo di quei giorni frammentato e quasi totalmente rimosso.

Così tra racconti, sogni e traumi rimossi Ari ricomporrà frammento dopo frammento quel tragico giorno, e non potrà non essere investito dalla violenta e nauseabonda marea di emozioni di una lunga ed infinita guerra senza vincitori.

Coraggioso e riuscito esperimento questa Bio-docu-fiction animata del regista Ari Folman, che si dimostra sensibile autore capace di trasmettere le proprie emozioni attraverso qualsiasi forma di espressione artistica, anzi riuscendo a miscelare tecniche diverse che raggiungono un perfetto equilibrio, trasmettendo suggestioni che solo il sogno ed ricordi personali riescono a fare.

Un tragico ricordo rimosso e la voglia di condividere un malessere vissuto dal di dentro, sono i due inneschi emotivi che mettono in moto un suggestivo racconto fatto di colori, suoni, e immagini evocative che ben riescono a dimostrare come l’inutilità della guerra distrugga non solo i corpi, ma anche l’inconscio che in cerca di una difesa rinuncia a metabolizzare un’intollerabile sequela di mostruosità senza senso, scegliendo quindi di cancellarne ogni traccia così da poter continuare a tollerare il vivere quotidiano.

Shock post-traumatico o memoria rimossa, in qualunque modo la si vuol definire, il risultato è sempre lo stesso, l’inconscio che si ribella, che per quanto riesca a contenere traumi ed esperienze terribili, abbisogna solo di un qualsiasi piccolo input esterno per scatenare un fiume di ricordi che in alcuni casi diventa incontrollabile ed estremamente deleterio, o come nel caso del regista  Ali folman ottima e artisticamente valida valvola di sfogo emozionale che trasforma le brutte esperienze vissute in monito e messaggio di speranza per il prossimo.

La tecnica usata nel film si pone a mezzavia tra il l’animazione classica, il moderno 3D e una nuova tecnica che ricorda molto alcuni stili di pittura, certo che l’impatto è notevole, e guardandolo con attenzione non si riesce a pensare ad altro modo di trasporre su pellicola la serie di suggestioni visive che fanno del sogno e dell’immaginazione filtro della memoria del regista.

Molte le suggestioni cinefile che Folman utilizza nel suo film, pesca nell’immaginario filmico di vari cult come Apocalypse now, Platoon, o Full metal jacket, modi diversi di raccontare la follia della guerra, ma tutti pronti a condannarne con fermezza le atrocità.

Che dire, si sfiora il capolavoro, Valzer con Bashir è un film di difficile collocazione perchè si, miscela di stili, ma anche altro. Da vedere assolutamente, anche da chi vede l’animazione come genere ostico, perchè come già detto qua siamo di fronte a ben altro che un semplice cartoon d’autore.

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