Recensione: Strafumati

di Diego Odello 4

Dale Denton (Seth Rogen) è un funzionario del tribunale, che ha il compito di recapitare le notifiche giudiziarie a tutti gli insolventi. Il ragazzo quasi trentenne, oltre ad un lavoro che lo soddisfa solo in parte, ha una vita mediocre, una fidanzatina teenager, Amber (Angie Anderson), che ha paura di perdere e un unico pseudo amico, il suo spacciatore Soul (James Franco).

Un giorno, Soul gli offre di provare un’erba introvabile (il non plus ultra della marijuana), la Pineapple Express, che gli ha dato Red (Danny McBride), il suo fornitore ufficiale, proprio prima di portare un atto giduziario a Ted Jones (Gary Cole), un boss locale. Quando arriva sul posto, con la canna ancora accesa, Dale è testimone di un omicidio di cui si sono macchiati proprio Ted e una poliziotta corrotta, Carol (Rosie Perez): spaventato, getta il mozzicone in mezzo alla strada e decide di scappare da Soul, non pensando che Ted il fornitore ufficiale di Red possa risalire a lui.

Da quel momento, per Dale e il suo spacciatore, comincia la fuga, ricca di sparatorie e inseguimenti, che si concluderà all’interno di una base militare nascosta sottoterra.

Strafumati (Pineapple Express) è una commedia d’azione sulla falsariga dei polizieschi anni settanta, diretta da David Gordon Green e scritta da Seth Rogen e Evan Goldberg, che dovrebbe, divertire e far riflettere sull’inutilità dell’uso della marijuana, ma che ,se centra solo in parte il primo obiettivo, dubito realizzi il secondo.

Il film ha diversi spunti carini (l’incipit, ambientato nel 1937, la descrizione del protagonista, il rapporto tra spacciatore e acquirente), ma un po’ per la lunghezza (quasi due ore di film), un po’ per la troppa carne al fuoco mal gestita (il lavoro di Dale, viene liquidato in pochi minuti, la cena con i futuri suoceri e il rapporto con la fidanzatina, bruciato in poche scene, l’apporto degli asiatici, buttato in fretta e in furia), rischia di annoiare ed è proprio il loro stato di sballati (compreso quello dell’immortale Red), che rende divertente il film (obiettivo, che il regista, almeno nelle dichiarazioni, non voleva ottenere).

Concludendo: il film, dal gusto un po’ retrò (belli gli inseguimenti senza troppi effetti speciali), scanzonato e irriverente (specie nei confronti di chi non accetta l’uso delle droghe leggere) è piacevole, ma non regala niente di speciale alla filmografia del genere. Forse, se fosse stato un po’ più compresso e un po’ meno dispersivo il risultato sarebbe stato eccellente.  Quando si parla di erba, non essere dispersivi è sempre un problema.

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