Recensione: Riflessi di Paura

di Enrico.Nanni 1

Gli specchi riflettono, e a volte fanno riflettere. Capita a volte di chiedersi se all’interno dello specchio possa realmente esistere la tridimensionalità di un mondo, analogo al nostro, ma per certi versi opposto. La letteratura è densa di attribuzioni simbolistiche a carico degli specchi.

Gli specchi esistono fin dall’antichità: si trattava di specchi rudimentali, costituiti da superfici metalliche, di bronzo, ad esempio, perfettamente lucidate. Col tempo le tecniche per riuscire a vedere la nostra stessa immagine si sono affinate, ma il concetto è rimasto inalterato.

Cosa anasconde uno specchio? Oltre alla vanità di chi ci si riflette, si intende. A cercare la risoposta ci pensa stavolta l’ ex poliziotto Ben Carson (Kiefer Sutherland). Un incidente sul lavoro ne ha compromesso in modo definitivo la carriera e la vita familiare.

Il suo ruolo è adesso quello di fare la guardia a un ex grande magazzino. Questo luogo è stato devatsato cinque anni prima da un tremendo in cendio, in cui molte persone innocenti hanno perso la vita. Un luogo un pò troppo tetro per cercare di ricostruire un’esistenza, e un rapporto con se stessi e con la famiglia.

Il fantasma dell’alcol si è infatti impossessato di lui dopo l’incidente in cui è rimasto coinvolto, nel quale, per errore, ha tragicamente ucciso un collega sotto copertura. Un trauma troppo grosso per andare avantim per ingoiare tutto e far finta di niente.

Se per Carson quello era l’orrore, evidentemente non sapeva cosa gli riservava il destino. Ben presto, infatti, iniziano a verificarsi strani fenomeni nel magazzino: innanzitutto gli specchi sono lucidissimi, nonostante la strutura sia stata devastata dalle fiamme.

Gli specchi poi, cominciano a mostrare immagini orripilanti: realistici flashback di persone in fiamme, impronte di mani indelebili; potete immaginare cosa voglia dire una cosa del genere per un ex alcolista? Il dubbio categorico che sia tutto nella sua mente lo attanaglia senza tregua.

Successivamente, però, l’orrore esce dallo specchio,e a quel punto sono guai. Nello specchio è racchiuso un male implacabile e senza pietà, assetato di morte e di vendetta, che forse nemmeno Jack Bauer è in grado di affrontare.

Il film è il remake di Into the Mirror del coreano Kim Seong-ho . La storia e la realizzazione, viste senza pregiudizi e con una certa aspettativa, dato che il trailer era, nonostante tutto, più che intrigante, non sono proprio tremende; per quanto riguarda la prima, trattandosi di un remake, l’eventuale merito va all’originale; per quanto riguarda invece la seconda, diciamo che ci sono aspetti controversi.

Non mi aspettavo assolutamente un capolavoro, bensì esattamente quello che ho visto: un Jack Bauer stanco e molto depresso costretto ad affrontare qualcosa di enormemente più grande cattivo di lui. Ormai ho imparato a correggere il tiro quando si parla di aspettative verso gli horror!

Non c’è niente da fare, i clichè si sprecano. Il primo riferimento che mi è saltato all’occhio è stato sicuramente la trasposizione cinematografica di Resident Evil, al quale il film ammicca in modo piuttosto insistente.

Per Alexandre Aja, già regista di Alta Tensione e del remake di Le Collline Hanno gli Occhi, si tratta senza alcun dubbio di un passo indietro rispetto a questi titoli, sotto molti aspetti.

Non so se si tratta dei dialoghi poco curati, o dei disequilibri presenti nelle citazioni, ora eccessivamente fedeli, ora vaghe ed abbastanza gratuite, ma il tutto “traballa” findall’inizio, senza negarci tuttavia qualche bel salto sulla sedia.

Fantastica la scena gore dello strappo della mascella che, insieme ad altre due o tre scene presenti nel film, lo rendono vedibile per gli amanti del genere, ma abbastanza inutile per chi è alla ricerca di un bel film. E poi, che bisogno c’era di dare un titolo così anni ’80, quando il titolo originale è Mirrors?

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