Recensione: Reeker – Tra la vita e la morte

di Enrico.Nanni 1

Quando mi sono reso conto che stavo entrando al cinema per vedere un film horror, una strana sensazione mi ha attraversato da capo a piedi: una sorta di brivido, una specie di terrore al quale sono stato condizionato a causa degli utlimi horror su cui ho posato il mio sguardo immacolato.

Il colpo di grazia– l’attacco solare, come direbbe Daitarn– me l’ha sferrato Doomsday. Allora ho pensato: sai cosa faccio? esco e vado a riguardarmi Kung Fu Panda un’altra volta, che non fa mai male.

Ma poi il mio Super Io è intervenuto e mi ha redarguito: sii uomo! Entra e affronta Reeker! Ed è andata meglio del previsto. Sicuramente il nuovo film di David Payne è molto meglio di come si lo presentano le premesse generali, specie basandosi sulle statistiche degli ultimi tempi.


Non temete, nessuna rivoluzione: i cliche sono tutti lì dove li abbiamo lasciati: un gruppetto di ragazzi diretti a un rave rimane bloccato, senza benzina, presso una stazione di servizio. Il problema è che non c’è nessuno, e il clima è molto strano: un totale deserto, e intorno il deserto vero.

Come se non bastasse, arriva il solito, misterioso Mister X a rompere le uova nel paniere agli incauti ragazzi, che faranno da cavie per gli esperimenti di un misterioso carnefice. Rivelare qualcosa di più sulla trama sarebbe criminale: infatti, che ci crediate o no, qui la trama ha un ruolo.

Badate bene, non sto dicendo che Reeker sia un capolavoro: siamo ben lontani da spunti innovativi e geniali; tuttavia è presente una trama interessante e una fotografia che in certi momenti ho trovato davvero bellissima.

I cliche, già citati, ammiccano ai “classiconi” del genere, in particolare, a causa dell’ambientazione, mi è subito balzato alla mente Le Colline hanno gli Occhi. Ci sono i massacri, si salta sulle poltrone, ma c’ è qualcosa di più.

Ho infatti compreso che, man mano che il film andava avanti, iniziavo a pormi delle domande. Insomma, in altre parole Reeker stava accendendo la mia curiosità. Ripeto, non aspettatevi finali particolarmente articolati o complessi, ma il tutto, alla fine, acquista un senso, e questo è un buon segno.

La qualità delle immagini non è male, mentre quella dei dialoghi lascia abbastanza a desiderare; il flusso comunicativo tra i personaggi è intermittente, disordinato, a tratti completamente privo di senso, e perfino involontariamente comico.

La cosa buffa è che non danno noia più di tanto. Il grosso del lavoro è lasciato infatti alle immagini, che mostrano scene gore di tutto rispetto ed effetti speciali piuttosto curati.

La situazione presto diventa tragicomica, nel senso che i personaggi cominciano a chiedersi quale sia la loro sorte, e in che razza di situazione si trovino; ma le cose sono diverse dai film di questo tipo: stavolta anche lo spettatore non sa niente.

Solitamente siamo noi, seduti al cinema, onniscenti come dei silenziosi e impotenti narratori, a cui è impedito gridare di girarsi o di stare attento a questa o quella minaccia. Stavolta, anche noi ci troviamo in difficoltà, e non sapremmo bene che dritta dare. Simpatica la partecipazione di Michael Irionside.

Commenti (1)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>