Rapimento e riscatto, recensione

di Pietro Ferraro 3

Peter Bowman (David Morse), un ingegnere americano che lavora in uno stato sudamericano viene rapito da un gruppo di ribelli e portato nella giungla, la moglie Alice (Meg Ryan) disperata, prima si rivolge alle eutorità locali che si riveleranno incapaci e corrotte, poi al professionista della sicurezza, esperto negoziatore ed ex-militare Terry Thorne (Russell Crowe), che inizierà una interminabile trattativa con i sequestratori.

Mentre Bowman viene continuamente spostato per evitare che i militari governativi ne individuino la posizione, Thorne si accorge di provare una forte attrazione per la sua cliente, nonchè moglie della vittima. Dopo aver negoziato il riscatto abbassandolo ad una cifra accessibile,Thorne preparerà la donna al peggio, ma avrà anche la fortuna di poter usufruire di informazioni da un prigioniero fuggito dai guerriglieri.

Così scoperta l’ubicazione del covo dei sequestratori, e capito che per Bowman è ormai solo questione di ore, Thorne e la sua squadra decideranno di organizzare una missione di recupero.

Il regista del classico Ufficiale e gentiluomo trasforma in film un’articolo di Variety ed una storia vera, il film, più famoso per la presunta love-story sul set tra Crowe r l’allora coniugata Ryan, e le altrettanto presunte scene bollenti tagliate in fase di montaggio, mette in campo un notevole dispiego di mezzi per mancare clamorosamente il bersaglio.

Il film, nonostate una coppia di talentuosi protagonisti e l’esotica location, sfiora ripetutamente il soporifero cercando di miscelare con poca fortuna thriller, le scene della trattativa non convicono mai pienamente, il melò romance, la storia d’amore impossibile e moralmente discutibile risulta troppo edulcorata, e un pò di action limitata a qulche incursione nella giungla, il regista non è avvezzo al genere e si vede.

Stoico Russel Crowe che fa il suo dovere senza particolari guizzi, mentre la Ryan comincia a pensare di scrollarsi di dosso l’mmagine zuccherosa da reginetta romance con un personaggio più ambiguo, non rinunciando però alla sua tipica gamma espressiva, un connubio innaturale che figlia un personaggio sbiadito e monocorde.

Rapimento e riscatto fallisce mettendo troppa carne al fuoco e usufruendo di uno script che non riesce ad equilibrare con sufficiente efficacia realismo e fiction, insomma l’ennesima occasione persa.

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