Penelope, recensione

di Pietro Ferraro 2

Penelope Whilern (Christina Ricci), figlia di due aristocratici è una ragazza piuttosto graziosa che non avrebbe nulla da invidiare alle sue coetanee se non fosse per un imbarazzante naso da maiale che le sovrasta il volto, questo particolare connotazione fisica non è un difetto naturale, ma è figlio di un’antica maledizione lanciata contro un suo avo.

Chiaramente chi ha lanciato a suo tempo la maledizione sapeva il fatto suo, perchè il naso in questione non può in alcun modo essere ritoccato o modficato chirurgicamente e l’unico modo per spezzare il nefasto incantesimo e che Penelope incontri il vero amore, un ragazzo di egual lignaggio che vada oltre le apparenze e si innamori di lei a prescindere dall’antiesteico orpello.

Chiaramente davanti alla povera Penelope sfileranno i peggiori pretendenti che si possano desiderare, riccastri snob e sordidi cacciatori di dote che però non appena scopriranno le fattezze di Penelope se la daranno a gambe levate.

Tra la sfilza di potenziali corteggiatori c’è ne sarà uno che avrà anche l’ardire di denunciare la povera Penelope alla polizia che naturalmente non gli crederà, ma il ragazzo troverà un giornalista in cerca di scoop che gli presterà attenzione e che creduto alla sua storia ingaggerà un giovanotto (James McAvoy) per far finta di corteggiare Penelope e nel frattempo naturalmente riuscire a fotografarla.

Il regista canadese Mark Palanski dopo aver diretto nel 2005 un episodio del direct-to-video Stories of Lost Souls, per il suo debutto su grande schermo sceglie di cimentarsi con una sorta di rilettura de La bella e la bestia rivisitandola al femminile, in chiave giovanilistica e dandole una gradevole connotazione romance mai invasiva, insomma come è stato fatto di recente, ma con risultati piuttosto mediocri nel patinatissimo Beastly.

In questo caso Palanski fruisce di un’efficace Christina Ricci e alcuni comprimari di caratura come il talentuoso James McAvoy e le veterane Drew Barrymore e Reese Whiterspoon, la pellicola di per se non raggiunge mai picchi emotivi rilevanti, ma risulta oltremodo gradevole, ben recitata e piuttosto elegante nella messinscena, senza dubbio Penelope è un’opera indirizzata ad un target adolescenziale, ma che contiene diversi elementi che potrebbero avere un discreto appeal anche su un pubblico più adulto a cui naturalmente è indispensabile piacciano le fiabe.

Note di produzione: il regista si è fatto le ossa come assistente di Michael Bay e regista di seconde unità in Armageddon, Pearl Harbor e The island, l’attrice Reese Witherspoon è anche co-produttrice della pellicola che è stata girata in Inghilterra.

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