Pandorum-L’universo parallelo, recensione

Nel 2174 la sovrappopolazione del pianeta Terra ha raggiunto livelli insostenibili, così dopo aver lanciato alcune sonde nello spazio allla ricerca di un pianeta da colonizzare, sulla Terra si organizza la missione Elysium, nome di una gigantesca astronave che porterà migliaia di coloni dall’altra parte della galassia sul pianeta Tanis che si è rivelata location ideale che permetterà alla razza umana di sopravvivere.

Purtroppo a distanza di anni sembra che qualcosa nella missione non sia andato per il verso giusto, a scoprirlo saranno il tenente Payton (Dennis Quaid) e il caporale Bower (Ben Foster) che risvegliatisi dall’ipersonno scopriranno che l’astronave è alla deriva, il reattore sovraccarico sta per esplodere e nei meandri della nave si aggirano delle mostruose creature antropofaghe.

Paul WS Anderson veterano da cinegame e regista di un piccolo gioiello fanta-horror come Punto di non ritorno produce questa pellicola lasciando la direzione al tedesco Christian Alvart, all’attivo l’ottimo thriller-horror con Renee Zellweger Case 39 in uscita in DVD proprio questo mese.

Alvart costruisce un film non privo di suggestioni visive degne di nota, ma che pescando con troppa nochalance dal cinema di genere sforna un film privo di mordente a cui non bastano suggestioni da survival-horror e un veterano come Dennis Quaid per sollevarsi dalla mediocrità di uno script che punta tutto su tensione e azione, non riuscendo però a miscelarle a dovere.

Alvart ed Anderson confezionano un The Descent nello spazio profondo con reminiscenze da Fantasmi da Marte, labirintiche e ansiogene eplorazioni da videogame di ultima generazione e fobie da ingegneria genetica, utilizzando però personaggi di contorno inesorabilmente privi di personalità e in alcuni casi caricaturali, vedi l’agricoltore-ninja piuttosto che una versione sbiadita della Alice di Resident Evil che della sua collega da cinegame indossa addirittura la mise da survival-horror.

Il film scorre sui binari della prevedibilità più assoluta non compensando le palesi mancanze dello script con un lato action soddisfacente, il film è un continuo fuggi fuggi che se nei primi minuti riesce ad utilizzare con dovizia la cupa  location, dopo la scoperta della feroce tribù di predatori diventa un innocuo tour che ci accompagna attraverso le ottime ed immersive scenografie create con indubbia cura e una galleria di personaggi che invece lasciano decisamente perplessi.

Insomma se amate il genere e cercate qualcosa di non troppo impegnativo Pandorum-L’universo parallelo potrebbe incontrare i vostri gusti, se invece non potete fare  a meno di cercare un minimo di personalità nello script, la noia potrebbe fare più vittime degli urlanti cannibali spaziali.

2 commenti su “Pandorum-L’universo parallelo, recensione”

  1. Caro Pietro,
    sono completamente d’accordo con la tua recensione.
    La noia inghiottisce lo spettatore molto più delle intercapedini cupe della nave o dei cannibaloni urlanti che alla lunga diventano quasi fastidiosi.
    I poveri cannibaloni avrebbero avuto maggior fortuna se non ci si fosse messo anche il regista tarantolato che ad ogni apparizione sulla scena di questi poveri selvaggi comincia ad inserira urla miste a rumori di fondo e a sbattere la telecamera a destra e sinistra.
    Personalmente credo che questa pellicola sarebbe potuta essere un piccolo gioiello ma non riesce a fare il salto di qualità a causa di una trama troppo debole, prevedibile e di personaggi che come sottolinei tu, lasciano veramente perplessi.
    Verso la fine, il cannibalone che si comporta come Predator senza averne minimamente le qualità, è veramente pessimo.
    Nota di merito al grande Dennis Quaid che dopo Legion ci regala un altro tentativo di mettere un pò di recitazione di qualità nonostante il personaggio difficile da gestire.
    Confidando nell’arrivo di un fanta-horror degno di nota, da troppo tempo assente dalle sale, ti saluto!
    Ip
    Un saluto!

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