Michael Jackson’s This is it, recensione

di Pietro Ferraro 5

 Quindici giorni di tempo per goderci sul grande schermo le prove dell’ultimo tour mai iniziato del compianto Michael Jackson, un’artista a tutto tondo che ha dato tutto se stesso alla musica e al pubblico regalando emozioni e grande musica, perchè non dimentichiamo che nonostante tutto Michael Jackson come Elvis Presley ed i Beatles, ha lasciato un’impronta indelebile e a suo modo rivoluzionaria nel panorama musicale internazionale.

In This is it c’è l’artista in palcoscenico, ma anche il professionista dietro le quinte, con alcune delle sue debolezze, le tante virtù artistiche ed un amore per il suo lavoro che ha trasceso la sua stessa vita, vissuta come una sorta di perenne fuga dalla realtà, fagocitato dagli spietati  meccanismi dello show-biz, dagli scandali e da un’infanzia mai pienamente vissuta, ma sempre cercata.

Chi come il sottoscritto ha goduto almeno una volta delle sue esibizioni live ha visto di cosa è capace, sa che dal vivo Jacko distrugge ogni barriera tra se e il pubblico e come il Willy Wonka di burtoniana memoria accompagna il pubblico nella sua personale fabbrica di cioccolato tra colori sgargianti, musica e meraviglie tecnologiche, Jackson sul palco si trasf0rma, via la timidezza, l’eccentricità, le stramberie da popstar, solo musica e ritmo allo stato puro e maniacale, e proprio per questo invidiabile, professionismo.

Solo sul palco l’adulto e il bambino mai cresciuto riescono a conciliare i loro sforzi, l’indole pianificatrice del primo e la sfrenata creatività del secondo per dar vita al magico mix che negli anni ne ha fatto un istrionico genio musicale, che nonostante il declino anche in questa sua ultima esibizione dimostra al mondo che il talento non si costruisce e non è materiale da laboratorio.

This is it racchiude in due ore l’artista e il professionista, e per quanto possa colpire  al cuore i fan più sensibili è un atto dovuto, anche se operato sicuramente con le intenzioni meno nobili, ma basta ricordare il Freddy Mercury sofferente ed emaciato nel video These are the days of our lives per capire che l’amore di questi personaggi per il proprio lavoro va oltre il mero sfruttamento commerciale che li circonda, è un bisogno di esprimersi e di regalare e ricevere emozioni che sono il carburante di una vita spesa Tra palco e realtà come aveva così ben raccontato il rocker Luciano Ligabue.

Quindi è chiaro che This is it va visto come un lascito di Jackson ai fan, ma è anche chiaro che solo i fan andranno a vederlo e non si puo pretendere che chi non ha apprezzato il lavoro di quest’artista quando era in vita, o che ama il cinema nel senso stretto del termine possa apprezzare o perorare un’operazione del genere.

Fatto sta che sul grande schermo l’impatto di Michael Jackson assume un surplus di forza straordinario e dimostra il suo essere altro che pagine di tabloid e scandali, quindi per chi ha amato ed apprezzato l’artista in vita non potrà non apprezzarne anche quest’ultima spettacolare uscita di scena.

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