Livide, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro Commenta

E’ la vigilia di Ognissanti, Lucie Clavel (Chloé Coulloud) sta per intraprendere un lavoro di assistenza a domicilio ad anziani bisognosi di cure, alcuni dei quali abbandonati a se stessi, altri in attesa di passare a miglior vita. Il primo giorno di lavoro la vedrà accompagnare la signora Wilson (Catherine Jacob) in alcune abitazioni, Lucie sembra cavarsela piuttosto bene, ma quando sarà il turno di far visita a Deborah Jessel (Marie-Claude Pietragalla), un’anziana signora con un passato di ballerina ed insegnante che vive in una grande villa isolata situata fuorimano, la signora Wilson non vorrà che Lucie entri in casa, ma la ragazza non obbedirà e così scoprirà che la donna non solo è allettata, ma versa in un coma cerebrale e a quanto sembra, quando era ancora in salute, ha nascosto un tesoro nell’enorme abitazione, tesoro di cui nessuno conosce l’ubicazione ne la natura.

Conclusa la prima giornata di lavoro Lucie e il suo ragazzo William (Félix Moati), che lavora su una barca da pesca, coinvolgeranno l’amico Ben (Jérémy Kapone) e si inoltreranno nottetempo nella lugubre villa della Jessel alla ricerca del tesoro, ma scopriranno che l’anziana donna non è affatto in coma e che tra le mura della fatiscente dimora è custodito un terrificante segreto.

Tornano con un altro disturbante horror i francesi Julien Maury e Alexandre Bustillo, all’attivo per loro l’efferato esordio A l’intérieur, registi che insieme al Pascal Laugier di Martyrs e al Xavier Gens di Frontieres rappresentano una sorta di orrorifica Nouvelle Vague d’oltralpe, paragonabile per suggestioni gotiche, incursioni nel sovrannaturale e corpose dosi di gore alle opere del terzetto di filmmakers iberici Guillermo del ToroJaume Balagueró e Paco Plaza.

La premiata ditta Maury/Bustillo, rispetto alla loro sconvolgente opera prima, è meno estrema e impegnata a scioccare e si cimenta con una rivisitazione del mito del vampiro, un classico dell’immaginario horror a sfondo gotico donandogli una surreale vena poetica, assimilandovi alcuni elementi tipici del filone case infestate e omaggiando in maniera piuttosto esplicita sia il visionario immaginario infantile di alcune opere di Guillermo Del Toro che il cult Suspiria di Dario Argento.

Livide si rivela un’opera godibile e gradevolmente imperfetta capace di regalare brividi genuini, trasformando la fatiscente e spettrale location creata dallo scenografo Marc Thiébault in un ansiogeno tunnel dell’orrore dove stregoneria, vampirismo e remiscenze dal Frankenstein di Mary Shelley si alternano in una visionaria fiaba dark dalle corpose declinazioni splatter.

Da segnalare infine un epilogo in cui i due registi rischiano grosso, un finale che sfiora pericolosamente la comicità involontaria, ma per loro fortuna così ben supportato da un’immersiva impalcatura fantastica, che anche nel suo surreale evolversi acquista una sua credibilità, all’interno di quella poetica di cui vi abbiamo accennato, che dona a questo singolare horror d’oltralpe una marcia in più.

Note di produzione: Marie-Claude Pietragalla (Deborah Jessel) è una famosa ballerina e coreografa; il film ha vinto un premio per le scenografie di Marc Thiébault al Sitges Film Festival. E’ stato messo in sviluppo un remake americano del film.

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