Le crociate: recensione

di Pietro Ferraro 8

Baliano (Orlando Bloom) è un maniscalco che vive in uno sperduto villaggio francese, con un passato doloroso ed un presente alquanto nebuloso, sul suo cammino il destino pone una figura paterna sconosciuta e ingombrante Goffredo di Ibelin (Liam Neeson) un nobile pronto alla guerra che convince il giovane a seguirlo a Gerusalemme dove imperversa il conflitto per la Terra Santa.

Raggiunta la città di Gerusalemme Baliano conoscerà un re saggio ma gravemente malato, Re Baldovino (Edward Norton) con il volto mascherato perche divorato dalla lebbra e la sua bellissima sorella Sybilla (Eva Green) promessa sposa del livoroso e crudele Guido di Lusignano (Marton Ksocas), pronto ad occupare il trono ed entrare in conflitto con i musulmani del re Saladino, popolo con il quale fino a quel momento Re Baldovino aveva creato equilibrio e stabilità.

Alla morte del Re gli equilibri si rompono, le alleanze crollano, e la guerra con il re musulmano Saladino esplode in tutta la sua ferocia, la citta verrà assediata e Baliano si troverà nel bel mezzo di una sanguinosa battaglia che lo porterà a trattare una resa a patto che gli abitanti di Gerusalemme siano lasciati tornare in patria incolumi….

Le crociate è una sontuosa rilettura della storia che forse in confronto a Il Gladiatore risulta più verosimile, ma al contempo meno fascinosa, Orlando Bloom è un giovane talento in crescita, che non possiede ancora il carisma dell’eroe su cui poggiare un kolossal di queste proporzioni.

La ricostruzione storica è impressionante, costumi, scenografie, battaglie tutto è perfetto, qualche libertà con gli avvenimenti storici ma stavolta più contenuta, un cast stellare che aiuta non poco il giovane eroe di turno, una regia efficace ed elegante.

Ne Le crociate non ci sono ne buoni ne cattivi, ci sono gli uomini, il potere ed il credo, una narrazione che sacrifica la spettacolarità dei personaggi in favore di una narrazione corale e d’insieme che a tratti perde d’attrattiva, ma rimane comunque d’impatto nella visione d’insieme. Ridley Scott s’ispira all’Alexander di Oliver Stone e sacrifica sull’altare del realismo lo spettacolo, ed alla fine non convince pienamente.

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