Lara Croft Tomb Raider, recensione

di Pietro Ferraro 2

L’intrepida predatrice di tombe Lara Croft (Angelina Jolie) è sempre in giro per il mondo a caccia di qualche prezioso ed antico manufatto, l’Indiana Jones in gonnella, anzi in shorts ha perso l’amato padre e ogni anno nel giorno della triste ricorrenza tenta di isolarsi onde dimenticare il nefasto accadimento, ma il passato tornerà a bussare alla porta con una rivelazione del padre che la metterà di fronte all’esistenza della misteriosa e potente setta degli Illuminati, setta che sta per portare a termine una profezia che all’allinearsi di una rarissima e imminente congiuzione astrale potrebbe donare al possessore di una potente reliquia mistica il controllo nientemeno che del flusso del tempo.

Così con l’aiuto del fido assistente Bryce (Noah Taylor), hacker e genio dell’elettronica ed il supporto del protettivo maggiordomo Hillary (Chris Barrie) che l’ha vista crescere, la prode e spericolata archeologa d’assalto si metterà alla ricerca del misterioso Triangolo di luce, reperto che rappresenta la chiave della profezia e sulle cui tracce la setta degli Illuminati ha messo un ex di Lara, nonchè cacciatore di manufatti professionista, l’affascinante Alex West (Daniel Craig).

Il regista Simon West mette mano, dopo l’ottimo action Con Air e il discreto thriller La figlia del generale, ad una vera e propria icona da videogame che conta milioni di fan in tutto il mondo e che dal suo debutto nel lontano 1996 ad oggi vanta undici capitoli videoludici da milioni di copie tra sequel e remake, insomma materia prima piuttosto delicata da maneggiare e West bisogna ammetterlo se la cava senza infamia ne lode, avendo la fortuna di trovarsi per le mani una splendida e carismatica incarnazione dell’eroina come Angelina Jolie che gli permette di dare all’operazione un surplus non indifferente di credibilità.

Il problema di Lara Croft: Tomb Raider e l’estrema patinatura della messinscena, non a caso West proviene dalla pubblicità, che se nei lavori precedenti era un punto di forza, vedi il rutilante Con Air con la tipica impronta alla Michael Bay, qui funziona solo in parte e dona alla pellicola, che ricordiamoci si ispira in gran parte alle avventure di Indiana Jones, un look eccessivamente hi-tech con l’utilizzo di un eccesso di effetti visivi che non trasmettono il mistero, le suggestioni retrò e l’atmosfera tipica del videogame quando si tratta di allestire la parte prettamente esplorativa, cuore del gioco e del successo della saga videoludica.

Lara Croft: Tomb Raider quindi ha la pecca di amplificare l’effetto videogame in un concept che in origine puntava proprio ad allontanarsi dai frenetici action-game di ultima generazione, ricordiamo nei primi capitoli alcuni elementi come l’utilizzo della colonna sonora solo in momenti ben specifici e le lunghe sessioni di gioco che vedevano i giocatori impegnati a scalar rocce ed esplorar sotterranei con fasi action centellinatissime, ma capiamo anche il bisogno di dar ritmo alla pellicola, onde portare al cinema un target di spettatori più ampio dei soli fan della saga, quindi a conti fatti abbiamo un’operazione riuscita a metà, che ha figliato un buon action, ma un mediocre adattamento, lasciando la sensazione preponderante che si sarebbe potuto fare molto di più con il materiale a disposizione, specialmente in fase di sceneggiatura.

Note di produzione: il film costato 115 milioni di dollari ne ha incassati worldwide oltre 270, risultato che ha portato al sequel del 2003 Tomb Raider: La culla della vita diretto da Jan de Bont, Angelina Jolie per questo ruolo ha ricevuto una nomination ai Razzie Award come peggior attrice dell’anno, battuta in extremis da Mariah Carey in Glitter. Al momento si sta lavorando ad un reboot del franchise.

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