Lake Bodom, un’occasione mancata per tacere

di Kino Commenta

Dopo aver visto Lake Bodom ci accorgiamo che probabilmente ci siamo stancati degli slasher-teen-movie. E dire che l’idea di Taneli Mustonen non parte male, seppur sotto l’effetto degli stereotipi. Un quartetto, due tizi e due tizie, uno dei tizi è il bellimbusto della scuola, l’altro è il saggio. Le tizie sono divise tra quella timida e introversa e quella determinata, quella alla quale non la si fa.

Sì, abbiamo già visto tutto questo e Mustonen ci riporta sui luoghi del massacro del lago Bodom, avvenuto il 5 giugno 1960, in cui persero la vita tre adolescenti. Da questa tragedia senza colpevole nascerà il nome dei Children Of Bodom e dei Bodom After Midnight, formazioni che pochi giorni fa hanno perso il loro frontman Alexi Laiho.

Proprio con la morte di Alexi Laiho abbiamo riscoperto quella brutta storia. Alcuni di noi hanno voluto recuperare un film che ne fa menzione. Sì, Mustonen ha voluto creare un teen movie ambientato ai giorni nostri. I ragazzacci decidono di portare le pulzelle in riva al lago, quel lago, per ricostruire le dinamiche del massacro e cercare di risalire al colpevole. “Non l’hanno mai preso, è ancora qui”, dice Atte mentre fa roteare il coltello per fare atmosfera. Ovviamente ci si dovrebbe spaventare, ma il tentativo fallisce.

Poi iniziano a morire e tutto il resto lo svelerà il film. Ciò che dispiace è che se qualcuno non conoscesse la storia della massacro di Bodom prenderebbe Lake Bodom come l’ennesimo teen movie con 4 sbarbatelli che vanno all’avventura nella speranza di uno scambio ormonale. Diciamo questo perché i fatti del 1960 vengono appena menzionati, quasi sfiorati, nient’altro.

L’intento non era certo quello di ricostruire il dramma di 4 famiglie, ma una trama un po’ meno buttata lì all’insegna della violenza gratuita avrebbe di certo reso al meglio un’idea di base che non era cattiva. Il risultato è l’ennesimo slasher che guarda al canone internazionale, che coniuga sesso e sangue con il pretesto di raccontare uno spaccato di vita adolescenziale e denunciarne, probabilmente, l’eccessivo materialismo.

Un materialismo che però è proprio del regista: Lake Bodom avrebbe fatto più centro se si fosse chiamato Lake+località a caso, perché con un titolo del genere ci si aspetta ben altro. Con Lake Bodom prendiamo una sonora allucinazione e scopriamo l’assuefazione a questi film che di fatto non raccontano, bensì disegnano un’estetica sbiadita, figlia degli slasher di un tempo che sì, facevano veramente paura a tutti.

 

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