5 film su serial killer da non perdere

Su Netflix impazza la mania per gli assassini seriali, per questo abbiamo deciso di proporre 5 film su serial killer che hanno fatto la storia, alcuni famosissimi ed alcuni meno famosi. Recentemente abbiamo parlato della monografia su Richard Ramirez e del caso di Elisa Lam al Cecil Hotel, oggi affrontiamo l’argomento in un contesto più cinematografico. Ecco 5 film su serial killer da non perdere assolutamente, disponibili su tutte le piattaforme streaming più utilizzate.

Monster (2003)

Monster è un film di Patty Jenkins del 2003. La sceneggiatura è ispirata alla storia criminale di Aileen Wuornos che tra il 1989 e il 1990 uccise sette uomini. Per questo fu condannata alla pena capitale tramite iniezione letale nel 2002. Nei panni della serial killer statunitense troviamo una straordinaria Charlize Theron.

Evilenko (2004)

Evilenko è un film di David Grieco del 2004. La trama si ispira al serial killer Andrej Romanovič Čikatilo che tra il 1978 e il 1990 seminò 52 vittime. Nei panni dell’assassino troviamo Malcolm McDowell in un’eccezionale interpretazione. Del resto avevamo già apprezzato McDowell in Arancia Meccanica di Stanley Kubrick, non è così?

Primo Amore (2004)

Primo Amore di Matteo Garrone non racconta la vicenda di un serial killer ma di un uomo dalle forte perversioni. La trama, infatti, è ispirata al libro Il Cacciatore di Anoressiche di Marco Mariolini. Quest’ultimo è il protagonista di un caso giudiziario senza precedenti. Mariolini, infatti, era ossessionato dall’avere relazioni con donne molto magre: ogni sua compagna veniva costretta a perdere tantissimi chili fino all’esasperazione. Per questo Mariolini veniva sempre abbandonato. Nel film viene ricostruita la relazione tra Mariolini e Barbara, che finirà nel sangue.

Dahmer – Il Cannibale di Milwaukee (2002)

Dahmer – Il Cannibale di Milwaukee è un film di David Jacobson. Come il titolo suggerisce la trama si ispira alla storia criminale di Jeffrey Dahmer che tra il 1987 e il 1991 uccise 18 persone. Dahmer era solito attirare le sue vittime nella sua abitazione per poi drogarle, stuprarle, sezionarle e mangiarle. Il “mostro di Milwaukee” fu condannato a morte nel 1994. Nel film il ruolo dell’assassino è interpretato da Jeremy Renner, e non sono presenti le scene del cannibalismo che hanno determinato la vicenda giudiziaria di Dahmer negli anni ’90.

Zodiac (2007)

Con le sue 5 vittime accertate e 2 sopravvissute, il “killer dello zodiaco” terrorizzò la California dal 1968 al 1969. Nel 2007 è uscito nelle sale Zodiac, firmato dal regista David Fincher che oltre a ricostruire gli omicidi dell’assassino che ancora oggi è senza un nome e senza un volto, si concentra sui personaggi legati alla vicenda giudiziare. Zodiac è un film lungo e complesso e rientra di diritto tra 5 film su serial killer da guardare assolutamente.

Le colonne sonore più inquietanti del mondo del cinema

colonne sonore più inquietanti

Di cadaveri sotto i ponti ne son passati tanti, per questo nel 2021 possiamo avere l’imbarazzo della scelta tra le colonne sonore più inquietanti del mondo del cinema. La scelta farà litigare i più, perché il gusto personale è sempre fuori discussione. Il cinema italiano, quello statunitense e anche il mondo della televisione hanno regalato perle rare di bellezza noir, a volte lasciate nella nicchia degli appassionati.

Nell’elenco che andremo a compilare ci sono un paio di cose che probabilmente stridono con il pensiero comune: la colonna sonora inquietante per eccellenza è fatta, sostanzialmente, di carillon, pianoforti, qualche nenia infantile e perché no, qualche audace giro di basso. Tutti pensiamo a Profondo Rosso e L’Esorcista, ma oltre alle gambe mozzate c’è di più.

School At Night (Profondo Rosso)

Iniziamo con la nenia infantile che l’assassino di Profondo Rosso di Dario Argento fa ascoltare alle sue vittime prima di colpirle. Sarebbe una comunissima canzone per bambini se non fosse per quella nota fuori scala, una terza minore su scala maggiore, che crea quell’effetto creepy che si trasforma in un brivido lancinante lungo la schiena. Capolavoro, questo, firmato da Giorgio Gaslini per i Goblin, band feticcio di Dario Argento per buona parte delle colonne sonore dei suoi film.

Tubular Bells (L’Esorcista)

Quando si parla delle colonne sonore più inquietanti del cinema non si può prescindere né dai Goblin di Profondo Rosso né da Tubular Bells di Mike Oldfield, opera in due tempi che fu presa in prestito dal regista William Friedkin per il capolavoro L’Esorcista. Oldfield, britannico di nascita, si trovava alla sua prima pubblicazione ed ebbe la fortuna di attirare l’attenzione di Friedkin. Grazie all’impiego della sua musica all’interno del film il disco Tubular Bells schizzò in vetta alle classifiche.

Halloween (Halloween)

Quel geniaccio di John Carpenter, nel 1978, oltre a firmare il capolavoro slasher Halloween si mise all’opera per comporre anche la colonna sonora. Il risultato è quell’insieme di tre note nel tipico canone che il cinema horror richiede (quinte minori, seste, cambi di tonalità), il tutto eseguito al pianoforte con lampi di archi che compaiono qua e là e un pulsare costante, come di una motosega. Ancora oggi Halloween è una delle colonne sonore più amate dagli appassionati del cinema horror.

Irrealtà di Suoni (Paura nella Città dei Morti Viventi)

Questo paragrafo, insieme a molti altri, è un elogio a Fabio Frizzi. Per anni ha subito l’ombra del genio di Claudio Simonetti e dei Goblin, ed è comprensibile. Bisogna riconoscergli, tuttavia, che oltre ad aver composto il famoso motivetto di Fantozzi, il fratello musico di Fabrizio Frizzi ha regalato al cinema dell’orrore colonne sonore degne di entrare nell’Olimpo dei mostri sacri. Una di queste è quella per Paura nella Città dei Morti Viventi di Lucio Fulci (1980) di cui la traccia Irrealtà di Suoni è un dignitoso esempio.

7 Note (Sette Note in Nero)

Il problema delle colonne sonore più datate è la loro reperibilità in termini di supporto fisico. La colonna sonora di Sette Note in Nero di Lucio Fulci (1977), per esempio, è uscita in formato digitale solo nel 2006 e prima di allora esisteva solo il singolo del Main Theme. Anche a questo giro Fabio Frizzi firma quelle note inquietanti. 7, per la precisione, che come racconta in un’intervista per StraCult furono composte con il supporto di una matita che interrompeva il nastro per poi riprendere la riproduzione, una sorta di loop machine ante litteram che gli consentì di individuare 7 note da inserire in un tempo di 3/4, suddivise in 3 movimenti. I primi due con 2 note, il terzo con 3.

Dead Silence (Dead Silence)

Nella libreria del compositore Charlie Clouser ci sono probabilmente tanti autori italiani. La sua colonna sonora per il film Dead Silence di James Wan (2007) è degna dei motivetti inquietanti che hanno fatto la storia. Un carillon, un pianoforte insistente e il giusto apporto di percussioni ed elettronica. Il brano si distingue per la grande presenza orchestrale, ma il tema principale sul quale si reggono fiati e ottoni è dato proprio dalla morsa di carillon e pianoforte, inquietanti quanto basta per aprire il film con il giusto brivido.

O Willow Waly (The Innocents)

“We lay my love and I, beneath the weeping willow… “, con queste parole si apre The Innocents, film di Jack Clayton del 1961. Inciso da Isla Cameron su scrittura di George AuricPaul Dehn, l’apertura di The Innocents è intonata da un bambino. La nenia mortale è una delle cose più disturbanti che il mondo del cinema ricordi, e ancora oggi c’è chi fa ricorso a O Willow Waly per spaventare il pubblico.

Lullaby (Rosemary’s Baby)

Krzysztof Komeda ha firmato la colonna sonora di Rosemary’s Baby di Roman Polanski (1968), ennesimo capolavoro del regista polacco. La nenia infantile che sentiamo nei titoli di apertura è cantata dall’attrice Mia Farrow, protagonista anche nel film nel ruolo di Rosemary Woodhouse.

Chi L’Ha Vista Morire? (Chi L’Ha Vista Morire?)

Nel 1972 Ennio Morricone firma la colonna sonora del film Chi L’Ha Vista Morire? di Aldo Lado, e regala al thriller italiano un’altra perla di inquietudine. A questo giro il Maestro si serve di una filastrocca presente nel giallo L’Enigma Dell’Alfiere (1928) dello scrittore S.S. Van Dine che a sua volta prende ispirazione dalle Filastrocche di Mamma Oca.

Strana Bambina (La Piovra 3)

Impossibile non considerare Ennio Morricone come il Re Mida del cinema. A questo giro, però, il Maestro diventa il Re Mida anche della televisione. Chi è boomer come il sottoscritto ricorda quel gran capolavoro de La Piovra come una delle più grandi opere televisive sulla mafia. Ecco, se la mafia è già inquietante per natura e per memoria storica, Strana Bambina è una delle composizioni più disturbanti del Maestro. Ascoltare per credere.

Strana Bambina è, come dire, la bonus track di questo viaggio tra le colonne sonore più inquietanti del mondo del cinema: in questo caso si tratta di televisione, ma siamo sempre in tempo per scavare più a fondo.

Notturno di Zu Quirke – Recensione

notturno di zu quirke

Se c’è un film che racconta la tossicità della competizione, questo è Notturno di Zu Quirke. L’ossessione del primeggiare, dell’individuare un avversario da superare per potersi superare diventa il sonno della ragione che genera mostri.

Il contesto è quello musicale e la trama è scandita dalle note di pianoforte che fanno parte di un’opera continua e accurata nella scelta dei dialoghi e delle terminologie. Mani che si muovono sui tasti e mani che distruggono.

Juliet è la gemella di Vivian ed entrambe hanno coltivato la passione per il pianoforte dalla tenera età. Un percorso, il loro, che le fa approdare alla prestigiosa scuola Julliard. Vivian è più talentuosa e per questo ha le attenzioni del docente. Juliet rimane un passo indietro, fino a quando non trova un quaderno misterioso appartenuto a Moira Wilson, studentessa che si è suicidata proprio in quella scuola.

Il quaderno di Moira ospita pentagrammi, disegni e strani simboli. Juliet lo sfoglia e scatena qualcosa. Chiunque si trovi tra lei e i suoi obiettivi verrà distrutto, ma la vera distruzione è propria della ragazza che nella sua ossessione per il traguardo finirà per travolgere anche Vivian, che diventa vittima della feroce scalata di Juliet.

Gli esami, le prove e infine il concerto, il coronamento del successo e la conferma di Juliet come piccolo fenomeno in grado di fare magie con il pianoforte. Vivian si è rotta un braccio e non potrà suonare, ed ecco la prima vittoria di Juliet che finalmente non ha rivali. Non si rende conto, Juliet, che il suo farsi terra bruciata intorno nello stato di ipnosi indotto dal quaderno di Moira finirà per divorarla.

Alcuni punti deboli: il quaderno di Moira somiglia al Death Note giapponese e i misteriosi simboli in esso contenuti sono chiaramente lettere trascritte al contrario, ma Juliet sembra accorgersene solo dopo la prima metà del film.

Un finale a sorpresa, tuttavia, stravolge il godimento del film e restituisce un racconto acido e malato, che ci parla della perversione dell’individualismo e della pericolosità dell’amor proprio. Juliet non dosa la sua voglia di emergere e per questo ne diventa vittima.

Ci si perde letteralmente negli occhi malvagi e magnetici di Sydney Sweeney (Juliet), che sanno ammaliare e farti rabbrividire per la loro profondità. Notturno di Zoe Quirke è la faccia più dannata delle ambizioni, spesso costellate di violenza psicologica, indifferenza e arrivismo devastante, cose che sono anche tipiche di alcune relazioni amorose.

Lake Bodom, un’occasione mancata per tacere

lake bodom

Dopo aver visto Lake Bodom ci accorgiamo che probabilmente ci siamo stancati degli slasher-teen-movie. E dire che l’idea di Taneli Mustonen non parte male, seppur sotto l’effetto degli stereotipi. Un quartetto, due tizi e due tizie, uno dei tizi è il bellimbusto della scuola, l’altro è il saggio. Le tizie sono divise tra quella timida e introversa e quella determinata, quella alla quale non la si fa.

Sì, abbiamo già visto tutto questo e Mustonen ci riporta sui luoghi del massacro del lago Bodom, avvenuto il 5 giugno 1960, in cui persero la vita tre adolescenti. Da questa tragedia senza colpevole nascerà il nome dei Children Of Bodom e dei Bodom After Midnight, formazioni che pochi giorni fa hanno perso il loro frontman Alexi Laiho.

Proprio con la morte di Alexi Laiho abbiamo riscoperto quella brutta storia. Alcuni di noi hanno voluto recuperare un film che ne fa menzione. Sì, Mustonen ha voluto creare un teen movie ambientato ai giorni nostri. I ragazzacci decidono di portare le pulzelle in riva al lago, quel lago, per ricostruire le dinamiche del massacro e cercare di risalire al colpevole. “Non l’hanno mai preso, è ancora qui”, dice Atte mentre fa roteare il coltello per fare atmosfera. Ovviamente ci si dovrebbe spaventare, ma il tentativo fallisce.

Poi iniziano a morire e tutto il resto lo svelerà il film. Ciò che dispiace è che se qualcuno non conoscesse la storia della massacro di Bodom prenderebbe Lake Bodom come l’ennesimo teen movie con 4 sbarbatelli che vanno all’avventura nella speranza di uno scambio ormonale. Diciamo questo perché i fatti del 1960 vengono appena menzionati, quasi sfiorati, nient’altro.

L’intento non era certo quello di ricostruire il dramma di 4 famiglie, ma una trama un po’ meno buttata lì all’insegna della violenza gratuita avrebbe di certo reso al meglio un’idea di base che non era cattiva. Il risultato è l’ennesimo slasher che guarda al canone internazionale, che coniuga sesso e sangue con il pretesto di raccontare uno spaccato di vita adolescenziale e denunciarne, probabilmente, l’eccessivo materialismo.

Un materialismo che però è proprio del regista: Lake Bodom avrebbe fatto più centro se si fosse chiamato Lake+località a caso, perché con un titolo del genere ci si aspetta ben altro. Con Lake Bodom prendiamo una sonora allucinazione e scopriamo l’assuefazione a questi film che di fatto non raccontano, bensì disegnano un’estetica sbiadita, figlia degli slasher di un tempo che sì, facevano veramente paura a tutti.

 

Perché Kadaver su Netflix è un horror da assaggiare senza troppe aspettative

L’arrivo di Kadaver su Netflix è stato silenzioso, non come quelle pellicole che hanno riempito i manifesti delle grandi città, i post sponsorizzati sui social e le bocche degli appassionati che su Facebook diventano critici cinematografici da tastiera. Ora, la pandemia ci ha resi tutti più sensibili e famelici, e l’inedia di cui stiamo soffrendo non si limita al semplice desiderio di abbracci, adunate e aperitivi fino a notte fonda (!).

L’inedia, la fame o l’appetito – scegliete voi il vocabolo in base al vostro QI – fanno parte anche della voglia di emozioni. Abbiamo fame di cose buone da vedere, e la presenza di Kadaver su Netflix può risvegliare le papille gustative atrofizzate dai re-watch e da mal riusciti spin-off.

Il contesto è quello del disastro nucleare che ha messo la Norvegia in ginocchio. Leonora, suo marito Jacob e la figlioletta Alice vagano per i relitti delle case alla ricerca di cibo, fanno lo slalom tra i cadaveri abbandonati lungo le strade e si confrontano con altri sopravvissuti. Lerci, impolverati e malnutriti. Un bel giorno il carrozzone del “più grande spettacolo della storia” arriva in città e invita tutti all’hotel dove il magnate Mathias ha creato una piece in cui trovare buon cibo e distrazione da un mondo a pezzi.

I disperati si ritrovano così al centro di uno spettacolo nel quale sono obbligati a indossare delle maschere come “confine tra realtà e finzione”. Le stanze dell’hotel ospitano le varie rappresentazioni e ben presto il confine di cui sopra viene meno fino a diventare un vero e proprio incubo.

Il regista Jarand Herdal ci propone, così, il suo Overlook Hotel post-apocalittico, la sua mascherata attinta da Eyes Wide Shut e il suo labirinto grottesco. Il sangue e i pezzi di carne non mancano, così come l’angoscia che solo i bambini possono offrire quando si parla di horror. Tuttavia, seppur si chiuda un cerchio nel finale, la nostra inedia non trova tutta la sazietà promessa dagli inizi.

Il problema, tuttavia, sono le nostre aspettative: siamo chiusi in casa e abbiamo bisogno di emozioni forti, e queste con Kadaver su Netflix non arrivano. Accettiamo, però, che in un altro periodo storico questo film ci avrebbe ampiamente soddisfatti e anche noi avremmo voluto fuggire da quell’hotel pieno di lampi di follia e claustrofobia esistenziale.

I FILM HORROR E THRILLER ATTESI NEL 2021: IL BRIVIDO ALLA CONQUISTA DELL’INTRATTENIMENTO

Dalle proposte di Amazon Prime ai nuovi film attesi nelle sale, il 2021 sarà all’insegna dell’horror, misto al thriller, un genere –  seppur non sempre precisamente definito -, che comunque sta conquistando vari comparti dell’intrattenimento online, incluse anche le slot machine virtuali e i giochi tematici.

film horrorAlcune delle produzioni più attese dell’anno venturo arrivano dal mondo delle TV in streaming. “Welcome to the Blumhouse”, rassegna guidata dal tandem Amazon Prime Video e Blumhouse Production ha infatti lanciato 4 titoli: The Manor (di Axelle Carolyn) , Black as Night (diretto da Maritte Lee Go), Madres (con il debutto nel lungometraggio di Ryan Zaragoza) e Bingo (con la direzione di Gigi Saul Guerrero).

I cinefili, amanti delle sale, sono invece in attesa, per il 2021, di due pellicole firmate da registi stimati come Ari Aster e Jordan Peele.

La prima, dal titolo “Beau is Afraid”, sta già facendo parlare di sé perché potrebbe avere come protagonista il premio Oscar Joaquin Phoenix, ma anche perché rappresenta il terzo potenziale successo del regista statunitense, dopo “Hereditary” del 2018 e “Midsommar” del 2019.

Quanto al film diretto da Jordan Peele, la casa di produzione Universal ha già annunciato un vero e proprio evento in chiave horror, addirittura forse per il 2022, che comunque segnerà il ritorno di un regista capace di unire la critica al favore del pubblico: si pensi all’ Oscar di “Get Out” (Scappa), oppure a  “Noi”- (Us), che è stato un record di incassi.

Ma non finisce qui, perché il genere horror/thriller non si ferma al cinema o alle produzioni televisive. Anzi, si estende anche ad altri campi dell’intrattenimento virtuale, come le slot machine o i games.

Le slot, in particolare, sono vicine a questa tematica poiché, anche se in versione web, ripropongono tematiche classiche dell’immaginario horror attraverso le icone dei rulli.

Lo confermano, in particolar modo, le slot online migliori a tema, incluse nel palinsesto dei principali operatori legali, da “Helloween” a “House of Doom”, passando per “Zombies” e “Halloween Jack”, fino ad arrivare alle novità del settore, come la nuovissima “Horror House” di Booming Games, la quale, da ottobre, è disponibile per i giocatori appassionati di licantropi, zombie e di figure indimenticate come Chucky, “la bambola assassina” del cinema.

Non potevano mancare, in questo senso, i games tematici, come i classici “Resident Evil” e “Silent Hill” che peraltro hanno ispirato, rispettivamente, le omonime pellicole di Paul W.S. Anderson, nel 2002, e di Christophe Gans, nel 2006.

Anche le novità nel settore sono comunque interessanti e ricche di sviluppi: si pensi a “Five Nights at Freddy’s”, ideato da Scott Cawthon,   il quale ha di recente annunciato che le riprese del film ispirato all’horror game inizieranno proprio nella primavera del 2021 -, ma anche al nuovo “Visage”, di SadSquare Studio per PlayStation e Xbox One, horror psicologico incentrato su “P.T.” di Hideo Kojima.

https://www.youtube.com/watch?v=9bvytHE77sA

Guarda il trailer di Caveat di Damian McCarthy e preparati a non dormire

Di Caveat di Damian McCarthy si sa poco, se non pochissimo, ma il trailer comparso in rete rende già perfettamente l’idea di cosa aspettarsi. Ad attirare la nostra attenzione è quel pupazzo di coniglio con quel meccanismo che gli fa suonare un tamburello. Ha tutta l’aria, il pupazzo, di essere ricavato dal cadavere di un coniglio vero, se consideriamo l’aspetto trasandato e inquietante.

Il resto ci mostra un mondo fatto di corridoi claustrofobici, catene e passaggi segreti. L’uomo è legato da un gancio sulla schiena, e appena si muove tira la catena facendo suonare il coniglio. A muovere i fili di tutto questo, da quel che vediamo, è una giovane ragazza dallo sguardo fermo e spento. Cosa bolle in pentola? Non si sa ancora nulla, abbiamo detto, ma al Frightfest di Londra e allo Screamfest di Los Angeles è esploso l’entusiasmo. Loro lo hanno già visto, e per questo ci sentiamo di invidiarli.

Ecco la trama, riportata da Coming Soon:

Quando Isaac (Jonathan French), un vagabondo solitario con una parziale perdita di memoria, accetta il lavoro di prendersi cura della nipote del suo padrone di casa, Olga (Leila Sykes) per qualche giorno. Sembra un lavoro facile, ma c’è una condizione: deve indossare un’imbracatura di pelle con una catena che limita i suoi movimenti ad alcune stanze. Quando lo zio di Olga, Barrett (Ben Caplan) li lascia soli, inizia un gioco del gatto col topo man mano che Olga mostra dei problemi psicologici in peggioramento. Con Isaac intrappolato e alla mercé di Olga, lui inizia a scoprire dei segreti nella casa che coincidono col terrificante ritorno della sua memoria.

Su IMDB scrivono che Caveat di Damian McCarthy segna il debutto del regista al cinema dopo una carriera fatta di lungometraggi. Il film è decisamente minimalista, con soli 3 personaggi che ruotano intorno allo stesso ambiente con il risultato di una sempre crescente claustrofobia. Altro punto di forza, secondo i fortunati spettatori, sono i dialoghi: nessuna conversazione diluita e inutile, soltanto l’essenziale. Tutto il resto è dato dai silenzi e dalle immagini.

Ecco il teaser trailer di Caveat di Damian McCarthy, di cui ancora non conosciamo la data dell’arrivo in Italia.

Arriva Corona Zombies, il film della Full Moon Features sul Coronavirus in tempi record: sarà vero?

Sì, siamo talmente tanto scossi dalle mura domestiche che qualsiasi notizia a riguardo può farci sussultare o ridere: ci sarà un film sulla pandemia del Coronavirus dal titolo Corona Zombies?

La notizia è stata ripresa anche da MoviePlayer che riporta che il nuovo film della Full Moon Features arriverà il 10 aprile e sarà proprio ispirato all’avanzare del COVID-19, ma con un occhio più leggero. Sul profilo Twitter della casa di distribuzione, in effetti, sono comparsi dei post di riferimento che mostrano fotomontaggi che interessano anche Donald Trump.

I dubbi in merito sono tanti, e la Full Moon potrebbe aver trovato l’espediente per attirare l’attenzione su di sé. MoviePlayer parla anche di una piccola sinossi:

Un governo dormiente al comando. I ricchi se lo scrollano di dosso. Un virus che spinge le sue vittime a rialzarsi e uccidere. E le persone che vengono uccise… si rialzano e uccidono!

Per il momento sul sito ufficiale della casa di produzione non si trovano riferimenti, dunque non è dato conoscere di più su Corona Zombies, un film che dovrebbe essere stato girato in tempi record ma anche molto facilmente, dal momento che anche una buona produzione home made – o un mockumentario – potrebbe funzionare rimanendo sul pezzo.

Addirittura la Full Moon Features ha riportato che i lavori sono già in post produzione, dunque proprio ai tocchi finali prima di completare l’opera. Non mancano le prime critiche sui social“Ragazzi, potevate aspettare”, scrive qualcuno, mentre altri manifestano apprezzamento per i continui riferimenti al presidente degli Stati Uniti: “Amo il modo in cui trollate Donald Trump!”.

Che aspettarci, dunque? La Full Moon pare voler rispondere a tutti quelli che all’inizio della pandemia ripetevano che il clima che si percepisce è lo stesso di un’apocalisse zombie, specialmente con tutte le notizie che riportavano di casi di veri e propri assalti ai supermercati.

In un tweet, infatti, la Full Moon Features crea una fake breaking news con il titolo: “Toilet paper panic!”, ovvero: “Psicosi per la carta igienica!”. Chi sopravviverà vedrà, in ogni caso questi Corona Zombies erano già nella nostra testa: la Full Moon ci ha soltanto rubato l’idea.

The Kingdom – Il Regno di Lars Von Trier è una piccola galleria degli orrori (stagione 1)

Da quando su Amazon Prime Video è sbarcato The Kingdom – Il Regno di Lars Von Trier ci siamo scoperti tutti nostalgici. Tutto ciò che dobbiamo fare quando ci apprestiamo alla visione di questa piccola perla televisiva è rinunciare a ogni buonsenso e smettere di crederci terrestri, perché ciò che andremo a vedere è un teatro grottesco in cui le uniche cose verosimili sono un ospedale di Copenaghen e la luce.

Labirintico e claustrofobico, il “Regno” è un fabbricato d’avanguardia in cui si consumano giri di vite, esperimenti, megalomania, nazionalismi di un primario da sbattere al muro, sangue, evocazioni e segreti, ma soprattutto una vera e propria galleria degli orrori in cui dietro ogni dialogo si nasconde il preciso intento di farci salire sul vascello di Caronte e trasportarci in un mondo dark con la psichedelia in pinzimonio.

Lars Von Trier, con questa opera suddivisa in due stagioni – Riget I Riget II – rispondeva all’estasi collettiva di ER – Medici in prima lineaTwin Peaks, ma c’era anche quell’X-Files che già aveva creato nuovi fanatici innamorati follemente di Fox Mulder e Dana Scully. Von Trier propose il suo prodotto e imbracciò la telecamera fino ad inclinarla per entrare nelle stanze, sbattendo l’obiettivo dritto sulla faccia degli interpreti come in uno strano gioco voyeuristico che voleva testimoniare l’inferno dietro lo sguardo di ognuno.

Così ci ritroviamo dentro l’ospedale Kingdom con le luci soffuse, dal momento che le riprese di Riget furono effettuate con la luce artificiale. Non mancano, infatti, momenti in cui ci ritroviamo completamente al buio e sul punto di soffocare.

Nei corridoi del Regno si consumano le vicende personali e non della signora Drusse, in primis, che dalle prime battute si presenta come la classica anziana ipocondriaca che chiede di farsi ricoverare per scongiurare una prossima morte. Da quando sentirà il pianto di una bambina in ascensore, però, il vortice infernale ci risucchia nel mondo di Mary, il fantasma sofferente di una bambina morta nel 1919.

Nel frattempo il primario, il dottor Helmer, vive tra la nostalgia della sua Svezia e la propria arroganza, che tuttavia somiglia più all’ottusità di un conservatore borioso che a un carattere umanamente naturale.

Nelle fondamenta del Regno si nasconde il segreto della piccola Mary che la signora Drusse, sensitiva, riesce a contattare per aiutarla a varcare la soglia e farla smettere di infestare l’edificio. No, non è tutto qui. Non è la classica storia di fantasmi inquieti che non riescono a trovare pace.

Abbiamo persone in formalina, esperimenti sul sonno che creano allucinazioni al limite dello splatter, l’erotismo di un’infermiera che non si lascia avvicinare dal suo spasimante, una gravidanza sospetta e un archivio che nasconde delle prove che potrebbero veramente ribaltare l’intero equilibrio amministrativo dell’ospedale.

La piccola Mona è una delle chiavi di lettura del Regno di Lars Von Trier: rovinata da un intervento mal riuscito sarà tutto ciò che farà vacillare l’apparente solidità dell’implacabile dottor Helmer.

Non avremo camici bianchi che consumano caffè nell’ora di pausa né sandwich mordicchiati in pausa pranzo mentre pensiamo a referti o al gatto rimasto in casa senza cena per colpa dei nostri straordinari. Saremo lì a volteggiare insieme alla telecamere tra luci che si spengono, rumori e lamenti, mentre ogni tanto arrivano teste mozzate e cannibali affamati.

Il Regno di Lars Von Trier è quell’opera necessaria a ricordarci quanto può essere efficace l’orrore senza il ricorso alla CGI o alla super produzione, e dalla prima stagione presente su Amazon Prime Video abbiamo già imparato la lezione.