La parte degli angeli, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 1

Robbie (Paul Brannigan) è un ragazzo dal passato travagliato, qualche anno trascorso in prigione per aver pestato a sangue un coetaneo per futili motivi, un ambiente che sembra averlo destinato ad un futuro da criminale, ma Robbie sta cercando di trovare la forza di tirarsi fuori da quel mondo di alcol, droga e risse da strada e la forza per tentare gliela darà la nascita di un figlio, il piccolo Luke e l’amore della sua ragazza, la dolce, ma determinata Leonie (Siobhan Reilly).

A questi due inaspettati punti saldi della sua nuova vita se ne aggiungerà un terzo, il vecchio Harry (John Henshaw), un addetto al trasporto e alla sorveglianza di persone condannate a scontare pene non detentive svolgendo lavori socialmente utili. Sarà Harry a far scoprire a Robbie il mondo del Whisky e la sua lunga tradizione e sarà proprio durante una visita ad un distilleria che Robbie scoprirà la sua naturale predisposizione per la degustazione.

Da quel momento per lui si apriranno nuove potenziali opportunità per andarsene e ricominciare con la sua famiglia una nuova vita altrove, possibilità che prenderà la forma inaspettata di una botte di whisky dal valore inestimabile, una botte che sta per essere messa all’asta e che Robbie è un gruppetto di suoi coetanei, tutti disadattati e condannati come lui a svolgere lavori socialmente utili, decideranno di rubare, allestendo un audace e strampalato colpo che potrebbe cambiar loro la vita.

Il regista britannico Ken Loach dopo il drammatico L’altra verità alleggerisce i toni, ma non di certo i contenuti e confeziona una sorprendente pellicola in cui humour e situazioni drammatiche si alternano felicemente, in perfetta sintonia con un film che inquadra perfettamente l’odierno disagio giovanile miscelandolo con la leggerezza di una comedy con rapina in stile I soliti ignoti, narrata attraverso le sensibili corde del sociale, che occupano da sempre un posto speciale nel cuore di Loach.

Il cinema di Loach ha in sè tutti i crismi del cosiddetto cinema d’autore, ma ha una schiettezza di fondo che non lo rende mai autoreferenziale, un cinema scritto per lo spettatore e non di certo per la critica o il cinefilo più esigente, spesso l’etichetta di cinema impegnato affibbiata dagli addetti ai lavori penalizza proprio film come questo, che siamo certi potrebbe essere apprezzato da un platea ben più vasta e variegata di quella consueta.

Il nostro consiglio è di visionare senza remore La parte degli angeli, qualunque sia il vostro gusto in fatto di cinema o di generi, provando per una volta ad ignorare l’etichetta festivaliera, i premi ricevuti e tutto l’apparato cinefilo costruitogli attorno, quello che vi troverete di fronte è una storia semplice che arriva dritta al cuore, fatta di attori credibili, buoni sentimenti e sorprendente nel suo saper cogliere frammenti di una gioventù confusa, figlia della crisi economica e di valori latitanti, capace di raccontare il mondo reale, ma anche quello squisitamente cinematografico dove l’elemento favolistico e l’immancabile lieto fine rendono la pillola un po’ meno amara.

Nelle sale a partire dal 13 dicembre 2012

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Note di produzione: il titolo del film fa riferimento alla parte di alcol  che evapora e va perduta durante l’invecchiamento del whisky nelle botti; Il film è stato selezionato in concorso al Festival di Cannes 2012 dove ha vinto il Premio della Giuria.

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