The legend of Zorro, recensione

di Pietro Ferraro 1

1850, la California è in tumulto per l’imminente decisione sull’annettersi o no agli Stati Uniti, e proprio mentre si avvicina lo spoglio il truce bandito Jacob McGivens (Nick Chinlund) tenta di sottrarre le schede del referendum, così Zorro (Antonio Banderas) è costretto ad intervenire affinchè le votazioni pervengano al governatore e McGivens venga fermato.

Ne nasce uno spettacolare inseguimento con tanto di duello a fil di spada in cui Zorro perde accidentalmente la sua maschera lasciando per qualche istante il suo volto scoperto, sembrerebbe che nessuno abbia assistito alla scena, in realtà due agenti americani ora sanno che Zorro è Don Alejandro.

Frattanto in casa De La Vega c’è un po di maretta, il piccolo Joaquin (Adrian Alonso) è impegnato tra una marachella e l’altra a idolotrare Zorro e a criticare il padre, mentre la moglie Elena (Catherine Zeta-Jones) costringe il marito a prendere una decisione, lasciare la carriera di eroe e occuparsi della sua famiglia, o perderla per sempre.

I due si separeranno e durante questo periodo, Elena sembra aver trovato  consolazione tra le braccia di un ricco conte francese (Rufus Sewell) e non abbia alcuna intenzione di tornare dal marito, e McGivens e compagni continuano ad uccidere e a terrorizzare costringendo Zorro a tornare in sella.

Il regista Martin Campbell (Fuga da Absolom, 007-Casinò Royale) fa il bis dopo l’ottimo e coinvolgente La maschera di Zorro, forse uno dei migliori film d’avventura degli ultimi tempi. campbell si cimenta con un doveroso sequel che purtroppo perde decisamente smalto e punta un tantinello troppo su un istrionico Banderas, un’aria da comedy-romance stile vecchia Hollywood e qualche simpatica gag con il piccolo e talentuoso Zorro jr.

Il film non è nulla di speciale, non brutto, ma se confrontato con il primo capitolo si ha la stessa sensazione avuta con un altro must avventuroso La Mummia e relativo sequel, la storia si lascia guardare, vi sono massicce dosi di umorismo, ma manca quell’entusiasmo, quell’alchimia che aveva reso il primo capitolo davvero memorabile, non dimenticando l’apporto di un veterano come Anthony Hopkins.

Insomma ci risiamo La leggenda di Zorro soffre di tutti i classici e fastidiosi effetti collaterali da sequel per forza, acuiti da un sin troppo coinvolgente predecessore, restando comunque nel complesso un film godibile, ma ai minimi termini.

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