Il gatto con gli stivali, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 5

Scopriremo la storia tra leggenda e realtà del Gatto con gli stivali, prima che si unisse a Shrek e Ciuchino, vedremo la sua infanzia da trovatello allevato in un orfanotrofio, dove conoscerà Humpy “Alexander” Dumpty che diventerà suo fratello di sangue e con il quale crescerà sognando di espugnare il castello dei giganti celato tra le nuvole, dove si trova la leggendaria Oca dalla uova d’oro. Poi il tradimento di Humpy Dumpty, la taglia sulla sua testa, la scoperta di alcuni fagioli magici in mano ai sordidi fuorilegge Jack e Jill, il tentativo fallito di appropriarsene e l’incontro con la fascinosa Kitty Softpaws con la quale farà squadra per riunirsi all’amico perduto e raggiungere l’obiettivo sognato da sempre: la preziosa oca e le sue uova d’oro.

Diretto da Chris Miller, che esordisce in solitaria dopo la regia di Shrek Terzo condivisa con il collega Raman Hui, debutta da protagonista Il gatto con gli stivali nell’atteso spin-off Dreamworks, che oltre a sfoggiare ancora l’intrigante doppiaggio spagnoleggiante di Antonio Banderas, si rivela una piacevolissima sorpresa che si discosta dalla parodia fabulistica della fortunata saga di Shrek, che giunta al quarto ed ultimo capitolo aveva mostrato ormai di aver esaurito l’ispirazione. Miller preferisce puntare sul filone cappa e spada con digressioni action-avventurose in stile Zorro e con una confezione che ammicca ad un pubblico piuttosto variegato, che va oltre il target da family-movie provando a pescare in un bacino d’iutenza più ampio e più adulto.

Il gatto con gli stivali è tecnicamente ineccepibile, ammicca con decisione allo spettatore più adulto con godibili tocchi dark, da segnalare il lavoro notevole fatto con l’ambiguo personaggio di Humpty Dumpty che sfodera un’espressività sorprendente e una serie di rimandi, che oltre al già citato Zorro omaggiano classici come I tre moschettieri e Robin Hood, il tutto corredato da numerose sequenze d’azione concepite ad hoc per sfruttare al meglio il formato 3D e un’evocativa colonna sonora che trasforma questo spin-off in un’esperienza non certo rivoluzionaria, ma senza dubbio coinvolgente.

Nelle sale a partire dal 16 dicembre 2011

Note di produzione: la colonna sonora è stata composta da Henry Pryce Jackman con il supporto dal duo di chitarristi messicani Rodrigo y Gabriela. La fiaba Jack e la pianta di fagioli, che funge da fil rouge per l’avventura intrapresa dai protagonisti del film, ha avuto una versione Disney dal titolo Topolino e il fagiolo magico.

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