Justin Bieber: Never Say Never, recensione

di Pietro Ferraro 2

Approda nelle sale italiane il film-concerto-documentario in 3D Justin Bieber: Never Say Never che celebra la star musicale canadese che ancora adolescente è riuscita a riempire con un tutto esaurito da record il prestigioso Madison Square Garden di New York, meta ambita e punto di arrivo per grandi divi della musica, rockstar e band leggendarie come Bruce SpringsteenMichael Jackson e i Rolling Stones.

Il regista e coreografo Jon Chu si cimenta ancora con il 3D dopo il discreto terzo capitolo del danzereccio Step Up e segue alla lettera tutti i crismi del film-concerto lasciando però in questo caso che l’infanzia, la famiglia, i fan e la macchina organizzativa che ha trasformato la tappa del suo My World Tour in un evento da tutto esaurito prendano il sopravvento e lasciando che musica, 3D ed esibizioni sul palco restino ai margini e diventino cornice per una sorta di video-biografia.

Bieber è la prima teen-star multimediale figliata da internet, è proprio grazie a You Tube che si è creato uno zoccolo duro di fan adoranti e fedelissime che non perdono un concerto ne un’esibizione del loro idolo affollando stadi, facendo impennare gli ascolti di talk-show e trasmissioni musicali in cui compare e permettendo al giovanissimo cantante di collezionare milioni di copie vendute scalando classifiche in tutto il mondo.

Bieber è un talentuoso e su questo non c’è dubbio, bastano i filmati in cui ancora in fasce suona la batteria o gioca con una chitarra più grande di lui, oppure danza e balla di fronte a migliaia di persone con una scioltezza da consumata popstar, per non poter dubitare sulla effettiva genuinità del suo talento musicale.

Al resto ci pensa una famiglia ed un manager che lo tengono lontano dalle numerose tentazioni dello show-biz, un produttore di altissimo profilo come Usher che ha visto lungo soffiando la gallina dalle uova d’oro a diversi produttori canadesi e statunitensi che avevano scartato il ragazzino e che di certo ora si staranno mangiando le mani, tutti lavorano in simbiosi affinchè la nuova star della musica possa realizzare il suo sogno.

Justin Bieber: Never Say Never è un buon prodotto girato con dovizia e pronto ad essere fruito da milioni di fan adoranti, perchè alla fin fine la musica di questo ragazzino canadese che sul palco è indubbiamente bravo, anche se le sue esibizioni nonostante la strepitosa struttura a supporto tradiscono comunque la sua giovane età, è furba, schietta ed orecchiabile e va dalla danzereccia hit hip-hop alla ballad romantica indirizzata ad un target prettamente femminile che spazia dai sei ai sedici anni con più di qualche outsider.

Quello che però rende questa operazione un tantinello inquietante è la celebrazione di un sedicenne come fosse una star al culmine della sua carriera, come a dire di voler girare una biografia cinematografica sulla vita di un tredicenne, inevitabilmente si giungerà ad un empasse e qualcosa stonerà, in questo senso forse più spazio alla musica e meno ad un quotidiano ancora tutto da vivere e costruire avrebbe regalato più punti all’intera operazione, ma visto che si tratta di un prodotto per fan non possiamo che accettarne gli intenti.

Note di produzione: nel film compaiono oltre ad Usher anche Miley Cyrus, Jaden Smith, Snoop Dogg e Ludacris e della pellicola esiste una versione alternativa Justin Bieber: Never Say Never – Director’s Fan Cut con 30 minuti tagliati e l’aggiunta di 40 minuti inediti dai dietro le quinte, le proiezioni sono state precedute da un corto diretto sempre da Jon Chu dal titolo The Legion of Extraordinary Dancers. (trovate il trailer in coda al post).

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