Il risolutore, recensione

di Pietro Ferraro 3

La coppia di agenti dell’antidroga Sean Vetter (Vin Diesel) e Demetrius Hicks (Larenz Tate) si occupano di contrabbando e narcotraffico nella zona del confine messicano. La loro ultima missione li vede sul punto di smantellare una grossa rete di narcotrafficanti e incastrare Memo Lucero (Geno Silva), un potente boss del cartello messicano.

Dopo l’arresto di Lucero Vetter resterà coinvolto in un’imboscata in casa sua organizzata dal misterioso ed ambizioso Diablo, pronto ad occupare il posto lasciato vacante dal boss Lucero, e con la ferma intenzione onde evitare futuri fastidi di eliminare lo zelante poliziotto, ma nel tentativo rimarrà invece uccisa Stacy (Jacqueline Obradors) la moglie di Vetter.

Dopo essersi ripreso dall’attentato Vetter in cerca di vendetta cercherà di trovare chi ha ucciso la moglie coinvolgendo anche il suo partner, muovendosi senza alcuna autorizzazione e al di fuori della legge il poliziotto inizierà la sua caccia, cercando di carpire informazioni sul cartello da Lucero per arrivare membro dopo membro al Diablo, mandante del suo tentato omicidio e responsabile della morte della moglie.

Davvero molto travagliato il percorso produttivo di questo action-thriller che vede Vin Diesel come co-producer, e un fermo per la pellicola di ben due anni dovuto secondo i produttori al risultato poco soddisfacente e ad un finale assolutamente da cambiare.

Bisogna dire che il regista F, Gary Gray, all’attivo l’ottimo thriller Il negoziatore e il remake 2003 The italian job, si trova per le mani uno script a dir poco prevedibile che non riesce, nonostante i tentativi, a trasmettere un minimo di coinvolgimento, la storia si dipana stancamente ricordando troppo gli action con vendetta del miglior Steven Seagal, senza avere però un protagonista con il carisma necessario a nobilitare una sceneggiatura che ha tratti sfiora il soporifero.

Diesel dopo il divertente xXx, e dopo averne rifiutato il secondo capitolo che passerà al rapper Ice Cube, floppa clamorosamente sfornando uno scialbo action destinato a finire ben persto nel dimenticatoio.

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