Il patto: benvenuti a Pulp City

di Pietro Ferraro Commenta

Una città in preda al crimine, tre fazioni si contendono il territorio, tra tradimenti, omicidi e pestaggi sarà presto chiaro chi sarà il nuovo boss della città.

Il patto è un cortometraggio suddiviso in tre parti, diretto da Fabio Lanzillotta per la F Production, divertente e divertito omaggio al cinefumetto Sin City di Frank Miller. molti gli ammicamenti e le citazioni a tutto quel genere che da Pulp Fiction fino al recente Grindhouse omaggia atmosfere noir e violenza grafica, giocando con stereotipi tipici del fumetto e scelte cromatiche che ricordano le suggestive tavole delle graphic novel.

la prima parte denota un certo appeal, con l’uso furbo ed azzeccato di un prologo alla Tarantino per poi calarci nelle atmosfere del cinefumetto con dei titoli di testa particolarmente riusciti.

Nella seconda parte, ad un omicidio visivamente un pò confuso e sbrigativo, fa seguito l’uso appropriato di una voce narrante fuori campo che ben si presta a questo tipo di narrazione, qualche ammiccamento a Pulp Fiction ed un montaggio veramente buono che denota attenzione ai particolari con l’utilizzo di qualche primo piano di troppo, ma nel totale visivamente ben organizzato.

Nella terza ed ultima parte, si tirano le fila della storia con un colpo di scena che purtroppo perde di incisività, per il fatto che nella seconda parte non si delineano bene alcuni personaggi, che nel finale assumono un ruolo preminente, inficiando così l’effetto sorpresa che dovrebbe, repentinamente, cambiare ruoli e figure chiave narrate in una certa prospettiva fino a quel momento.

Ed ora le note dolenti, la fortografia che omaggia palesemente il cult Sin City, può come in questo caso risutare un’arma a doppio taglio, se da un lato cromaticamente suggestiva, il desaturare la gamma cromatica in favore di un singolo colore, in questo caso il rosso, trasforma il resto della pellicola, parlo di quelle scene in cui il rosso è assente o non preminente, in un pasticcio cromatico confuso ed eccessivamente cupo, dove gli attori e le loro azioni si perdono rendendo il tutto scuro e confusionario.

Altro problema è l’accostamento dei ridondanti dialoghi con una recitazione evidentemente di fattura amatoriale, ma vista l’ottima regia, alla fine non possiamo che premiare almeno il coraggio e l’impegno profusi da questi attori in erba in questo divertente cortometraggio.

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