Il mio angolo di paradiso, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 1

Marley Corbett (Kate Hudson) è una ragazza intelligente e solare, con ottime prospettive di carriera, intraprendente in amore almeno sino a che le cose non si fanno troppo serie,  allora è la prima a tirare i remi in barca onde evitare di soffrire per prima. Marley ha degli splendidi amici, una madre che le vuole un bene dell’anima e un padre che è sempre stato assente nella sua vita e che le ha trasmesso quell’insicurezza emotiva che Marley combatte con la sua voglia di vivere, un sorriso sempre pronto ad illuminare le giornate più grigie e a rendere più sopportabili le prove che il destino pone lungo il percorso  della vita, ma stavolta il destino non ha lesinato in colpi bassi perchè Marley se la dovrà vedere con un nemico letale e silenzioso, un cancro che la costringerà a guardare la morte dritta negli occhi e se all’inizio la tentazione di distogliere lo sguardo irridendola sino a quasi ad ignorarla avrà la meglio, col tempo che si farà inesorabilmente tiranno Marley troverà tracce di una ritrovata consapevolezza, facendo  buon uso dei momenti rimasti per ricostruire rapporti incrinati, crearne di nuovi e comprendere che l’amare e l’essere amati è parte imprescindibile dal vivere quanto il respirare.

La regista Nicole Kassell dopo il suo esordio si grande schermo con The Woodsman, in cui trattava il difficile tema della pedofilia attraverso gli occhi di un molestatore di bambini, torna dietro la macchina da presa confrontandosi con un altro tema irto di ostacoli e trappole emotive come la malattia terminale, il cancro e la consapevolezza di una morte incombente che non lascia speranze.

Il mio angolo di paradiso prova, come ha fatto di recente la serie della Showtime The Big C con una magnifica Laura Linney e qualche anno fa il film Non è mai troppo tardi con la coppia Morgan Freeman/Jack Nicholson, a miscelare elementi dramedy, in questo caso con l’aggiunta di una digressione da comedy-romantica non proprio semplice da gestire, in un racconto che narra di sofferenza, disillusione e malattia, ma grazie alla talentuosa Kate Hudson, che qui sfodera un’efficace vis drammatica dopo tanti ruoli comedy e ad uno script piuttosto equilibrato, capace di schivare fisiologiche cadute nel patetismo, il film si rivela nel complesso piuttosto godibile e a tratti emozionante, l’unico consiglio che ci sentiamo di dare è il solito nel caso in cui si decida di approcciare film di questo tenore, la pellicola è vivamente sconsigliata ai cinici ad oltranza e agli allergici al genere.

Nelle sale a partire dal 18 novembre 2011

Note di produzione: nel cast figurano anche Whoopi Goldberg, Treat Williams, Gael Garcia Bernal e Kathy Bates.

 

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