Il bambino nascosto: il film di Roberto Andò tratto dall’omonimo romanzo

di Kino Commenta

Il bambino nascosto

Film presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, “Il bambino nascosto”, si ambienta a Napoli, la città dai due volti, piena di bellezza e sacralità, di brutture malavita. In un questo luogo eternamente osannato e dissacrato allo stesso tempo, vive Gabriele Santoro, titolare di cattedra presso il Conservatorio San Pietro. E’ mattina, e il maestro si sta radendo nel suo bagno, quando suona il campanello: è il postino. Prima di andare alla porta ad aprire, l’uomo si lava il viso e va alla porta; in questo lasso di tempo brevissimo, si intrufola in casa un bambino, Ciro. Trascorrerà l’intera giornata prima che il maestro possa accorgersi che in casa sua c’è un estraneo.

 

E’ cosi che si apre la storia: una porta che si apre, che in realtà è una porta su un mondo, quello degli affetti, negati a Ciro, che vive al piano di sopra e si è rifugiato nella casa del suo vicino, per sfuggire al suo destino. Ciro è infatti il figlio di un camorrista, ma è anche un bambino, che rifiuta il passaggio del testimone, rifiuta di vivere la vita di suo padre, che desidera solo ciò che gli è sempre stato negato, l’amore.

 

Il maestro, inizialmente restìo a farlo restare in casa sua, decide poi di accoglierlo e di combattere la sua battaglia. Il film svela attraverso lo stesso racconto, le caratteristiche dei due personaggi principali, quello di Gabriele Santoro, uomo chiuso e schivo, che attraverso Ciro, riuscirà ad aprirsi ai sentimenti, diventando un padre, e un eroe contemporaneo allo stesso tempo.

 

Il ruolo del protagonista, Gabriele Santoro, è interpretato dall’attore Silvio Orlando, che secondo il regista, conserva tutti i tratti del personaggio: un uomo che esprime calore e solennità, ma anche tenerezza e intelligenza, e un profondissimo senso di apertura, celato, per certi aspetti, ma che la pellicola mostra, attraverso tutta l’espressività che vive nel personaggio del maestro. Elemento chiave e rappresentativo del film: Gabriele infatti è un uomo sulla sessantina di ceto borghese, che rifiuta la sua vita e sceglie di andare a vivere in un quartiere di Napoli, per insegnare alla Sanità. Il contrasto dunque, che c’è tra la Napoli bene, e la Napoli viscida, si incarna nei personaggi, il maestro da un lato e una famiglia di camorristi, che vive nel suo stesso palazzotto, che profumano di malaffare, che si muovono, parlano e agiscono in modo totalmente opposto al protagonista.

Un film che restituisce un senso di riscatto, un film che fa sentire l’urgenza di amare e accogliere e salvare, ad ogni costo.

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