Giuseppe Tornatore non teme il 3D e cerca di spiegare la crisi del cinema italiano

di Redazione Commenta

Giuseppe Tornatore, prossimo presidente di Giuria al Festival internazionale del Film di Roma e prossimo alla realizzazione di un documentario su Goffredo Lombardo, in un’interessante intervista rilasciata a Il tempo cerca di dare una spiegazione alla crisi del cinema italiano all’estero, ancora una volta, ad esempio bocciato dall’Academy americana:

Il problema non è se il nostro cinema riesca o non riesca a piacere agli americani. Ma a forza di ripetere a noi stessi e al mondo intero che il cinema italiano è in crisi, che non è più quello di una volta, che è moribondo, e tutte le lamentazioni di cui andiamo autoflagellandoci da più di quarant’anni, alla fine temo che gli stranieri se ne siano convinti più di noi. Insomma se sapessimo promuovere il nostro cinema all’estero con la stessa efficacia con cui siamo stati capaci di diffondere il concetto della sua fine, i nostri film avrebbero più successo di quanto si possa immaginare.

Il regista non teme l’avvento della nuova tecnologia 3D, anzi la vede come un mezzo che aiuterà tutto il cinema:

Avatar l’ho visto e mi è piaciuto. Il catastrofismo di chi teme che nel dopo “Avatar” non ci sia più diritto di cittadinanza per un cinema a forma d’uomo, non mi convince. La grande rivoluzione digitale, di cui il 3D è solo un aspetto, aiuterà tutto il cinema. Si tratta di essere all’altezza e saper fare i conti con le nuove opportunità che essa ci offre. La stessa cosa che seppe fare la comunità cinematografica internazionale nel doloroso passaggio dal muto al sonoro.

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