Fuocommare, viaggio nell’opera di Rosi

di Cinemaniaco Commenta

Lampedusa. La storia di Samuele vive nelle meravigliose capacità cinematografiche del regista Leone d'Oro. Il racconto di un'isola 'speciale' approda in rappresentanza dell'Italia alla Berlinale.

“Fuocoammare” è il film documentario con il quale il Leone d’Oro Gianfranco Rosi si è presentato in Concorso a Berlino. Dopo la Berlinale, “Fuocoammare” esordirà il 18 febbraio nelle sale grazie alla distribuzione di Istituto Luce Cinecittà e 01 Distribution.

All’interno del suo viaggio intorno al mondo per raccontare persone e luoghi invisibili ai più, dopo l’India dei barcaioli (Boatman), il deserto americano dei drop-out (Below Sea Level), il Messico dei killer del narcotraffico (El Sicario, room 164), la Roma del Grande Raccordo Anulare (Sacro Gra), Gianfranco Rosi è andato a Lampedusa, nell’epicentro del clamore mediatico, al fine di cercare, laddove sembrerebbe non esserci più, l’invisibile e le sue storie.

Rosi, seguendo il suo metodo di totale immersione,  si è trasferito per più di un anno sull’isola facendo esperienza di cosa vuol dire trovarsi sul confine più simbolico d’Europa raccontando i diversi destini di chi sull’isola ci abita da sempre, i lampedusani, e chi ci arriva per andare altrove, i migranti.

Da questa immersione è nato “Fuocoammare”. Narra di Samuele che ha 12 anni, va a scuola, ama tirare con la fionda e andare a caccia. Gli piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola. Ma non è un’isola come le altre, è Lampedusa, approdo negli ultimi 20 anni di migliaia di migranti in cerca di libertà. Samuele e i lampedusani sono i testimoni a volte inconsapevoli, a volte muti, a volte partecipi, di una tra le più grandi tragedie umane dei nostri tempi.

L’invito a partecipare alla Berlinale è arrivato mentre Rosi stava ancora girando a Lampedusa, dove è stato trasferito il montaggio per garantire il continuo scambio tra realtà e narrazione documentaristica. “È sempre difficile staccarmi dai personaggi e dai luoghi delle riprese, ma questa volta lo è ancora di più. Più che in altri miei progetti, ho sentito però la necessità di restituire al più presto questa esperienza per metterla in dialogo con il presente e le sue domande. Sono particolarmente contento di portare a Berlino, nel centro dell’Europa, il racconto di Lampedusa, dei suoi abitanti e dei suoi migranti, proprio ora che la cronaca impone nuovi ragionamenti.”

 

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