Elephant White, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 3

Curtie Church (Djimon Hounsou) è un killer professionista di altissimo profilo che in Thailandia si trova ad essere pagato per decimare una gang criminale che opera nella prostituzione minorile, ad ingaggiarlo un padre disperato per una figlia finita tra le mani della gang in questione, drogata e costretta a prostituirsi.

Church con l’aiuto di Jimmy l’inglese (Kevin Bacon), un intrallazzatore locale che commercia in armi e informazioni, si armerà di tutto punto e comincerà a seminar cadaveri tra le fila della gang proprio mentre ai vertici della stessa è in corso un cambio di leadership, con il vecchio boss indeciso se passare il comando dell’organizzazione al figlio ben poco affidabile o al più fidato braccio destro e consigliere.

Mentre è impegnato in una delle sue incursioni  con tanto di fucile di precisione Church incontra Mae (Jirantanin Pitakporntrakul) una graziosa ragazzina di quattordici anni che diventerà per lui una sorta di coscienza, gli starà vicino nei momenti più difficili e gli mostrerà che esiste una strada per la redenzione anche per chi come lui toglie la vita per mestiere.

Il regista thailandese Prachya Pinkaew dopo aver diretto e lanciato la nuova stella action Toni Jaa, campione di arti marziali in Ong Bak e The Protector, si cimenta con la sua prima pellicola in lingua inglese, co-prodotta da Hollywood e ambientata interamente a Bangkok.

Elephant White è un action-thiller di notevole fattura, girato con la solidità che contraddistingue da sempre il lavoro di Pinkaew, in questo caso particolarmente ispirato nelle sequenze action e grazie a due solidi protagonisti il film funziona a dovere la dove aveva fallito il mediocre Bangkok Dangerous – Il codice dell’assassino dei connazionali fratelli Pang, in quel caso il killer prezzolato e redento era Nicolas Cage.

Pinkaew dimostra di conoscere a menadito il genere e i suoi meccanismi e anche quando osa cercando di sparigliare le carte con un finale tra misticismo e sovrannaturale non perde un filo di credibilità, grazie all’efficace performance del roccioso Djimon Hounsou e riesce, tanto per non farsi mancare nulla, anche ad inserire nel contesto un minimo sindacale di contenuto con una chiara denuncia contro la mercificazione sessuale per cui la Thaialndia è purtroppo tristemente nota.

Note di produzione: il regista Prachya Pinkaew subito prima di questo film ha girato l’action Chocolate con protagonista la campionessa di Muay Tai e Taekwondo Yanin Jeeja Vismistananda, l’autore della sceneggiatura Kevin Bernhardt sta attualmente lavorando allo script del cinecomic Mandrake, mentre per quanto riguarda Djimon Hounsou e Kevin Bacon, il primo sarà Caliban nell’imminente The Tempest e il secondo la super-nemesi mutante Sebastian Shaw nel prequel X-Men: First Class.

Commenti (3)

  1. Complimenti per la recensione anchio sono della tua stessa idea, mi piace anche il misticismo che è stato messo (in questo caso come messaggio umanitario)….Hounsou interpreta e produce un film di buona fattura, da notare la bravura del solito Kevin in questo caso il ruolo gli era stato cucito addosso…P.S. volevo dirti che per la mia pagina ho utilizzato le tue recensioni, ma con apposito link per far notare il sito da cui sono state prese, nel caso tu voglia la cancellazione sarà subito fatta, questo per non creare scontri e perchè apprezzo la tua bravura in questo campo che è il cinema…

  2. @ Cristian:
    Grazie per l’apprezzamento e per le recensioni non è un problema. 🙂

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