E ora parliamo di Kevin, recensione

di Pietro Ferraro Commenta

Eva (Tilda Swinton) è una madre di famiglia che ha visto il suo mondo andare lenatmente in frantumi dopo la nascita del suo primo figlio Kevin (Ezra Miller), che si è dimostrato prima un bambino difficile e in seguito un adolescente tormentato e afflitto da evidenti sintomi di sociopatia. Franklin (John C. Reilly) il marito di Eva non supporta abbastanza la moglie nei momenti di maggiore difficoltà, vedi il difficilissimo periodo post-parto, per poi minimizzare lo strano comportamento del ragazzo che arriva a sfruttare le debolezze della madre come forma di ricatto emotivo, comportamento che con la nascita della sorellina Celia (Ashley Gerasimovich) si acuirà sino a deflagrare in una apoteosi di violenza e follia, il cui prezzo da pagare sconfinerà oltre le mura casalinghe con una forza distruttiva che conterà diverse vittime.

La regista scozzese Lynne Ramsay racconta in un modo molto personale e intimo una tragedia che ha tutti i connotati di tanti terrificanti fatti di cronaca che hanno campeggiato su quotidiani e tv di tutto il mondo e che si sono ripetuti ad ondate, lasciando attonite e distrutte intere famiglie. Quello che la Ramsey fa però non è concentrarsi sulle vittime o sui carnefici di turno, ma bensì su una madre che si ritrova travolta da un massacro di cui è ritenuta in qualche modo responsabile e che la sta divorando dall’interno, tra sensi di colpa e una disperazione latente che non gli permette di riconnettersi con la realtà stordita dall’odio e dalla morbosità che la circonda.

Una bravissima Tilda Swinton splendidamente misurata mette alla prova il suo affinatissimo registro drammatico senza perderne mai il controllo, supportata ad ogni inquadratura da una regia che tocca vette altissime, scansando con maestria retorica e pietismo, regalando un paio di sequenze di straordinaria efficacia, vedi la notte di Halloween e lo struggente finale.

Ad una prima disamina E ora parliamo di Kevin potrebbe sembrare un’opera troppo pensata a livello estetico, a tratti compiaciuta nei suoi riverberi cromatici e nelle ricercate pause, ma la realtà è che siamo di fronte ad un film che arriva dritto allo stomaco, che va oltre la mera ricerca estetica e le trite dinamiche da dramma famigliare, mostrandoci una primattrice in stato di grazia e un film che ci racconta senza filtri un limbo fatto di impotenza, incredulità e disperazione.

Nelle sale a partire dal 17 febbraio 2012

Note di produzione: il film, tratto dal libro We need to talk about Kevin della scrittore americano Lionel Shriver, ha ottenuto sei candidature ai British Independent Film Awards, vincendo il premio per la miglior regia. La protagonista Tilda Swinton si è aggiudicata invece il premio come miglior attrice agli European Film Awards, ai National Board of Review Awards e ai San Francisco Film Critics Awards.

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