Dark Shadows, recensione

di Pietro Ferraro 6

Una terribile e secolare maledizione incombe sulla famiglia Collins dalla notte dei tempi, quando il ricco rubacuori Barnabas (Johnny Depp) commise l’errore madornale di sedurre, illudere e abbandonare la domestica di famiglia nonchè strega per hobby Angelique Bouchard (Eva Green). La punizione per l’improvvido seduttore fu crudele oltre ogni dire, tramutato in un vampiro il rampollo venne sepolto vivo per oltre duecento anni, fino a quando una squadra di ignari operai di un cantiere non ne causano la liberazione, pagando con la loro stessa vita. Barnabas finalmente libero si aggira nottetempo in un luogo che sembra molto cambiato, ignaro che siano trascorsi oltre due secoli e che si trova nei rivoluzionari anni ’70. Barnabas decide così di far ritorno al maniero di famiglia in cui ora risiedono i suoi discendenti.

Ancora un remake per il regista Tim Burton, che già con la debacle creativa del blockbuster Alice in Wonderland mostrava i primi vistosi segni di una incombente appiattimento del suo immaginario dark, popolato di deliziosi freak che in qualche modo la macchina hollywoodiana ha cominciato lentamente ed inesorabilmete ad omologare.

Con Dark Shadows il Burton di Edward mani di forbice, Ed Wood e Big Fish sembra più che mai lontano, certo questa nuova fase indecisa tra gotico e faceto senza dubbio diverte, ma se nel suggestivo prologo le reminiscenze burtoniane sono forti e promettono un ritorno al passato, con l’evolversi della vicenda e l’inoltrarsi nei territori del kitsch, dei ’70 e della comedy il film perde in più di un’occasione la bussola tra compiaciuti sberleffi alla saga di Twilight, omaggi all’iconico conte Orlok, non solo quello di Max Schreck, ma anche quello strepitoso di Willem Dafoe ne L’ombra del vampiro e una serie infinita di citazioni che vanno da La Famiglia Addams al grottesco La morte ti fa bella di Robert Zemeckis, arrivando all’autocitazione con La sposa cadavere.

Dark Shadows intriga nella sua confezione sfarzosa e curatissima che include un cast di alto profilo di cui segnaliamo una cattivissima e fascinosa Eva Green che ribadisce, se ce ne fosse ancora il bisogno, che i personaggi malvagi sono i più interessanti e divertenti da caratterizzare e un Johnny Depp che sotto tonnellate di make-up sfoggia una mimica sorprendentemente efficace, che ci ha fatto archiviare definitivamente la spiritata e a tratti imbarazzante performance del suo Cappellaio matto.

Dark Shadows senza dubbio non manca di momenti spassosi che intratterranno a dovere una platea piuttosto eterogenea per gusti ed età, di sontuose scenografie e costumi gradevolmente kitsch, di colori e suggestioni a cui Burton ci ha abituato e con cui ci ha affascinato nel corso degli anni, ma in questo caso ci sono elementi tipici e in qualche modo imprescindibili che latitano, l’elemento del freak emarginato e in qualche modo straniato impersonato da Deep assurge a ritmi da sit-com, la famiglia Collins è di uno stramboide pericolosamente addomesticato, nonostante Eva Green sia strepitosa non c’è un vero elemento di rottura, un personaggio alla Beetlejuice, esempio calzante visto l’imperante tono comedy dell’operazione, che evochi macabro disgusto e inneggi con vigore al politicamente scorretto ed esalti di contro una poetica della diversità.

Premesso ciò Dark Shadows resta di fatto un gradevolissimo divertissement che gioca e ironizza con l’inflazionatissimo filone vampiresco con un azzeccato gusto retrò e un giocoso sperimentare. Tutto quindi sarebbe perfetto se dovessimo fermarci ad una fascinosa confezione, un paio di carismatici protagonisti e più di qualche gag riuscita, ma non possiamo dimenticare il background di un regista che è anche un artista nel senso più ampio e creativo del termine, che ha saputo creare un proprio stile di riferimento, quindi non ci sembra onesto nascondere gli evidenti segni di quello che appare come un incombente stallo creativo, accentuato in qualche modo da una troppo lunga fase remake che ci sembra il caso di concludere al più presto (con l’imminente Frankenweenie siamo a 3 di fila).

Nelle sale a partire dall’11 maggio 2012.

Note di produzione: il ricchissimo cast include anche Michelle Pfeiffer, Helena Bonham Carter, Chloe Moretz, Bella Heathcote, Jackie Earle Haley con cameo per Christopher Lee e Alice Cooper; la sceneggiatura è di Seth Grahame-Smith (Orgoglio e Pregiudizio e Zombie) e si basa sull’omonima soap-opera anni sessanta creata da Dan Curtis; la colonna sonora è ad opera di Denny Elfman collaboratore di lunga data di Burton che ha musicato anche il remake in stop-motion Frankenweenie; il film ha fruito di un budget di 150 milioni di dollari.

Commenti (6)

  1. non capisco perché tutto questo accanimento. certo non è paragonabile a film come “edward mani di forbice” o “ed wood”, ma burton si riconosce, e soprattutto, si evolve senza diventare sempre e noiosamente uguale a se stesso. certamente depp ormai è un po’ imitazione di jack sparrow, eppure ho trovato il film -oltre che tecnicamente perfetto, con splendida fotografia, ottimi movimenti di macchina,- una divertentissima, ma inquietante, riflessione sull’origine del male: la famiglia. non è perché il padre di barnabas ricorda al figlio che la famiglia è la cosa più importante vuol dire che lo pensa anche burton: è una parodia che si veste di horror.

  2. @ burtonfan:

    In realtà non c’è alcun accanimento, forse il fatto che tu sia un fan ti ha fatto cogliere solo gli aspetti negativi della recensione, ma la mia è solo la constatazione di una palese flessione creativa in divenire. Ho trovato il film divertente e molto più “burtoniano” del mediocre Alice in Wonderland, che era nulla più di un compitino ben svolto, senza contare sono tra i pochi ad aver apprezzato il remake de Il pianeta delle scimmie.

  3. @ burtonfan:

    In realtà non c’è alcun accanimento, forse il fatto che tu sia un fan ti ha fatto cogliere solo gli aspetti negativi della recensione, ma la mia è solo la constatazione di una palese flessione creativa in divenire. Ho trovato il film divertente e molto più “burtoniano” del mediocre Alice in Wonderland, che era nulla più di un compitino ben svolto, senza contare che sono tra i pochi ad aver apprezzato il remake de Il pianeta delle scimmie.

  4. @ Pietro Ferraro:

    In realtà non c’è alcun accanimento, forse il fatto che tu sia un fan ti ha fatto cogliere solo gli aspetti negativi della recensione, ma la mia è solo la constatazione di una palese flessione creativa in divenire. Ho trovato il film divertente e molto più “burtoniano” del mediocre Alice in Wonderland, che era nulla più di un compitino ben svolto, senza contare che sono tra i pochi ad aver apprezzato il remake de Il pianeta delle scimmie.

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