DALLAS BUYERS CLUB, recensione in anteprima

di Serena Guidoni Commenta

Jean-Marc Vallée è un regista che non ha mai sbagliato un colpo. Fra i suoi successi internazionali C.R.A.Z.Y. (2005) e The Young Victoria (2009), che è valso il premio Oscar® a Sandy Powell per i migliori costumi. Con Dallas Buyers Club film in Concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2013, il regista canadese ci porta indietro nel tempo, fino al 1985, in un Texas dominato da cowboy rudi e omofobi, dediti all’alcool e alle baruffe da bar.

Fra questi c’è Ron Woodroof, emblema della società texana del periodo, il quale conduce una vita piuttosto sregolata. La sua esistenza però cambia radicalmente quando scopre di essere sieropositivo e di avere solo trenta giorni di vita.

Comincia così il suo calvario, fra ospedali e medici che non gli consentono di sottoporsi ad una cura sperimentale di un farmaco (rivelatosi poi dannoso) e la vita, a cominciare dagli amici, che gli volta le spalle. Ron dovrà spingersi fino in Messico per rifornire la sua auto di farmaci “non convenzionali”. Sono gli anni Ottanta e l’AIDS era ancora una malattia sconosciuta, guardata con assoluta ritrosia dalle persone, dove l’informazione era del tutto errata al riguardo.

Dallas-Buyers-Club

La malattia dei gay, come veniva definita, dove bastava anche una semplice stretta di mano per essere contagiati dal virus. In questo Ron è l’emblema proprio di quella diffidenza e ottusità, e, come spesso accade, sarà proprio la malattia a fungere da catarsi per il miglioramento dell’uomo. Tra industrie farmaceutiche assassine ed avide, fra medici più lungimiranti ma costretti a tacere a causa del sistema, fra il Governo americano che fatica ad ammettere i propri sbagli, le lentezze e meccanismi burocratici, il personaggio di Ron si inserisce come una sorta di paladino della propria giustizia, nel tentativo di far valere la sua voglia di vivere.

Interpretato da un sempre più maturo e talentuosissimo Matthew McConaughey (il quale si è sottoposto ad una drastica perdita di peso), nel cast troviamo Jennifer Garner e un ottimo Jared Leto, per un film forte e passionale, con una regia a tratti schizofrenica e perturbante, ma calibrata nei momenti in cui la malattia prende il sopravvento.

CAST

Regia: Jean-Marc Vallée

Sceneggiatura: Craig Borten, Melisa Wallack

Fotografia: Yves Bélanger

Montaggio: John Mac McMurphy, Martin Pensa

Scenografia: John Paino

Costumi: Kurt and Bart

Suono: Martin Pinsonnault

Cast: McConaughey, Jennifer Garner, Jared Leto, Denis O’Hare, Steve Zahn

 

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