Ballistic: recensione

di Pietro Ferraro 6

I servizi segreti di tutto il mondo vengono a conoscenza di una nuova arma, perfetta per eliminare bersagli scomodi senza lasciare traccia e tutto con il minimo sforzo. Trattasi di una sorta di congegno microscopico iniettabile, un killer veloce e silenzioso, di facile uso e difficile rintracciabilità, tutti lo vogliono, e tutti sono disposti a tutto per impossessarsene.

Inizia così una caccia al congegno che vedrà in campo terroristi, FBI, stati canaglia e due killer prezzolati addestrati e letali, l’ex agente FBI Jeremiah Ecks (Antonio Banderas), dimessosi dopo la tragica dipartita della moglie, morta in un’autobomba destinata a lui, e la temibile Sever (Lucy Liu)  fascinosa killer freelance tiratrice scelta ed esperta di arti marziali. Ecks viene convinto a tornare in pista e a dare la caccia a Sever grazie ad alcune informazioni che rivelano che sua moglie è ancora viva.

La temibile coppia dopo un primo inevitabile scontro deciderà di allearsi per fare in modo che il congegno non cada nelle mani di qualche pericoloso terrorista, alleanza che si rivelerà per i rivali devastante…

Che dire, una trama esile esile per un action visivamente intrigante, che ha ben poco da raccontare se non un sequela di splendide e coreografiche sequenze, che se al momento catturano, una volta passata l’infatuazione visiva cadono nel dimenticatoio.

Antonio Banderas e Lucy Liu proprio non riescono a dare spessore a due personaggi provenienti dai videogames, che di questi ultimi mantengono tutta la modimensionalità emotiva ed espressiva tipica di questi  prodotti videoludici.

Il regista thailandese Whych Kaosayananda ha un indubbio talento per l’immagine, qualcuno lo ha  improvvidamente paragonato a John Woo, sorvoliamo su questi facili entusiasmi apprezzandone il talento, ma mettendone in evidenza il palese limite nell’incapacità di rivitalizzare una storia vecchia in partenza e che in mano ad altri veterani del genere ci avrebbe sicuramente regalato qualche emozione in più.

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